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Preghiera Intercessione Cristiana da un Nato di Nuovo

PREGHIERA INDIVIDUALE MIRATA

PREGHIERA INDIVIDUALE MIRATA    

Ieri nello studio biblico nella mia comunità di Castrocaro Terme abbiamo riflettuto su:


1Tessalonicesi 1:2-5

2 Noi ringraziamo sempre Dio per voi tutti, nominandovi nelle nostre preghiere, 3 ricordandoci continuamente, davanti al nostro Dio e Padre, dell’opera della vostra fede, delle fatiche del vostro amore e della costanza della vostra speranza nel nostro Signore Gesù Cristo. 4 Conosciamo, fratelli amati da Dio, la vostra elezione. 5 Infatti il nostro vangelo non vi è stato annunciato soltanto con parole, ma anche con potenza, con lo Spirito Santo e con piena convinzione; infatti sapete come ci siamo comportati fra voi, per il vostro bene.


e abbiamo visto che si richiedeva preghiera per ogni singolo fratello e sorella di cui si conosceva  l’operare per il corpo di Cristo oltre che la fede praticata e testimoniata con amore e costanza.Quindi riflettiamoci quanto conosciamo i nostri fratelli e sorelle delle nostre comunità ? Quanto sappiamo dei loro problemi,sofferenze e difficoltà pratiche per cui pregare e dare un aiuto materiale? Quanto sappiamo del loro cammino spirituale e della loro fede per cui intercedere e dare se possibile incoraggiamento e supporto pastorale? Molte volte facciamo preghiere generali per anche giuste motivazioni condivisibili ma quante volte abbiamo visto il fratello e la sorella con visi tristi o umore scostante e abbiamo avuto paura di chiedergli se aveva bisogno di qualcosa per aiutarlo e supportarlo in preghiera ? Quante volte diciamo come stai solo proforma senza un reale coinvolgimento? Quante volte se abbiamo problemi li nascondiamo ai responsabili di chiesa più per orgoglio che per privacy ?Conosciamo ciò per cui preghiamo e lo facciamo con la giusta fede e predisposizione di animo?La parola sulla chiesa ci dice una cosa che dovrebbe farci riflettere sul nostro atteggiamento verso chi condivide la nostra stessa fede:

1Corinzi 12:12-27

12 Poiché, come il corpo è uno e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, benché siano molte, formano un solo corpo, così è anche di Cristo. 13 Infatti noi tutti siamo stati battezzati in un unico Spirito per formare un unico corpo, Giudei e Greci, schiavi e liberi; e tutti siamo stati abbeverati di un solo Spirito.
14 Infatti il corpo non si compone di un membro solo, ma di molte membra. 15 Se il piede dicesse: «Siccome io non sono mano, non sono del corpo», non per questo non sarebbe del corpo. 16 Se l’orecchio dicesse: «Siccome io non sono occhio, non sono del corpo», non per questo non sarebbe del corpo. 17 Se tutto il corpo fosse occhio, dove sarebbe l’udito? Se tutto fosse udito, dove sarebbe l’odorato? 18 Ma ora Dio ha collocato ciascun membro nel corpo, come ha voluto. 19 Se tutte le membra fossero un unico membro, dove sarebbe il corpo? 20 Ci sono dunque molte membra, ma c’è un unico corpo; 21 l’occhio non può dire alla mano: «Non ho bisogno di te»; né il capo può dire ai piedi: «Non ho bisogno di voi». 22 Al contrario, le membra del corpo che sembrano essere più deboli, sono invece necessarie; 23 e quelle parti del corpo che stimiamo essere le meno onorevoli, le circondiamo di maggior onore; le nostre parti indecorose sono trattate con maggior decoro, 24 mentre le parti nostre decorose non ne hanno bisogno; ma Dio ha formato il corpo in modo da dare maggior onore alla parte che ne mancava, 25 perché non ci fosse divisione nel corpo, ma le membra avessero la medesima cura le une per le altre. 26 Se un membro soffre, tutte le membra soffrono con lui; se un membro è onorato, tutte le membra ne gioiscono con lui.27 Ora voi siete il corpo di Cristo e membra di esso, ciascuno per parte sua.

1Giovanni 1:7

Ma se camminiamo nella luce, com’egli è nella luce, abbiamo comunione l’uno con l’altro, e il sangue di Gesù, suo Figlio, ci purifica da ogni peccato.

1Giovanni 3:11-18

11 Poiché questo è il messaggio che avete udito fin da principio: che ci amiamo gli uni gli altri. 12 Non come Caino, che era dal maligno, e uccise il proprio fratello. Perché l’uccise? Perché le sue opere erano malvagie e quelle di suo fratello erano giuste. 13 Non vi meravigliate, fratelli, se il mondo vi odia. 14 Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli. Chi non ama rimane nella morte. 15 Chiunque odia suo fratello è omicida; e voi sapete che nessun omicida possiede in se stesso la vita eterna.
16 Da questo abbiamo conosciuto l’amore: egli ha dato la sua vita per noi; anche noi dobbiamo dare la nostra vita per i fratelli. 17 Ma se qualcuno possiede dei beni di questo mondo e vede suo fratello nel bisogno e non ha pietà di lui, come potrebbe l’amore di Dio essere in lui?
18 Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e in verità.

A proposito allora cosa dobbiamo fare ? se alle domande che ho fatto abbiamo molte volte risposto in modo negativo e preghiamo troppe volte in modo informale e ipocrita senza andare ad affrontare problemi reali e concreti di chi ci è vicino. La risposta è ubbidire a ciò che ci dice Giacomo:

Giacomo 5:13-20

13 C’è tra di voi qualcuno che soffre? Preghi. C’è qualcuno d’animo lieto? Canti degli inni. 14 C’è qualcuno che è malato? Chiami gli anziani della chiesa ed essi preghino per lui, ungendolo d’olio nel nome del Signore: 15 la preghiera della fede salverà il malato e il Signore lo ristabilirà; se egli ha commesso dei peccati, gli saranno perdonati.
16 Confessate dunque i vostri peccati gli uni agli altri, pregate gli uni per gli altri affinché siate guariti; la preghiera del giusto ha una grande efficacia. 17 Elia era un uomo sottoposto alle nostre stesse passioni, e pregò intensamente che non piovesse e non piovve sulla terra per tre anni e sei mesi. 18 Pregò di nuovo, e il cielo diede la pioggia, e la terra produsse il suo frutto.
19 Fratelli miei, se qualcuno tra di voi si svia dalla verità e uno lo riconduce indietro, 20 costui sappia che chi avrà riportato indietro un peccatore dall’errore della sua via salverà l’anima del peccatore dalla morte e coprirà una gran quantità di peccati.

Spero che questo brano non faccia riflettere solo me su cosa e come  sbaglio nel pregare e intercedere presso il Padre, affinchè ciascuno di noi possa vedere e apprezzare al meglio le risposte del nostro Signore e goderne i frutti ;cosa che non accadrà se preghiamo per temi teorici,ideali,generali che non viviamo o conosciamo. Grazie all’ Eterno per il potente strumento che ci offre, quindi utilizziamolo al meglio secondo la sua volontà;fraterni saluti in Cristo da  Barnabè Roberto

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febbraio 19, 2010 Posted by | PREGHIERA, Studi sulla Preghiera | 2 commenti

STUDI SULLA PREGHIERA

 

 

Studi sulla Preghiera        

 

 

Guida agli studi 2

 

0. Introduzione 3

 

1. Richieste meritevoli 4

 

Programmare la preghiera 6

 

2. Aver passione per le persone 7

 

La preghiera continua 8

 

3. Il contenuto di una preghiera fruttuosa 9

 

Metodi per non distrarsi 10

 

4. Pregare il Dio sovrano 11

 

Scuse per non pregare 13

 

5. Pregare per ottenere potenza 15

 

Liste di preghiera 17

 

6. Pregare per il ministero 18

 

Ostacoli alla preghiera 20

 

7. Pregare nell’avversità 21

 

Usare la Bibbia 22

 

8. La preghiera di Gesù 23

 

 

 

Guida agli studi

Questi studi sulla preghiera si basano sul libro Un appello per una riforma spirituale di Don Carson, pubblicato da Passaggio. I primi sei studi sono presi dal libro, e poi ci sono alcuni altri studi su altre preghiere nella Bibbia.

Ogni studio ha alcuni paragrafi che creano la struttura dello studio. Sono troppo brevi per essere letti così come sono; chi guida lo studio dovrebbe dire qualcosa del genere con le proprie parole. Di solito sono idee prese dal libro di Carson; una lettura della sezione appropriata del libro aiuterà a capire quello che si potrà dire.

Il primo capitolo di Carson contiene dai consigli pratici per la preghiera. Invece di farli tutti insieme, ho pensato di farne uno in ogni studio, per aver un equilibrio fra la teoria e la pratica, e per dare solo un consiglio alla volta invece di molti tutti insieme, perché sarebbe impossibile mettere in pratica tutti i consigli simultaneamente. L’eccezione è nel quarto studio, che parla delle scuse per non pregare che sono nel capitolo 7 di Carson.

L’introduzione non è uno studio in se stesso, ma potrebbe essere usata in un incontro introduttivo per spiegare quello che si farà e per creare entusiasmo per la serie di studi.

 

0. Introduzione

 

 

La preghiera è una fonte di grande benedizione, un momento in cui possiamo accogliere l’invito di Dio di venire da lui e di partecipare al suo banchetto celeste (Is 55:1). È quando possiamo veramente sperimentare la comunione con il nostro Creatore e Padre. È quando possiamo inginocchiarci in adorazione e confessione davanti alla sua santità e quando possiamo godere la sua presenza, come un amico, perché Gesù ha aperto la via per noi. Ma per la stessa ragione è difficile fare degli studi sulla preghiera, perché il nostro rapporto con Dio deve essere un motivo di meraviglia e non di studio. Inoltre c’è il pericolo che studieremo la preghiera invece di pregare!

La preghiera è anche potente, e come noi possiamo avere potenza nella nostra vita (non diventando potenti, ma utilizzando la potenza di Dio). Gv 14:13-14 rivela una potenza enorme. In Efes 6:18 è una di due arme offensive contro Satana. In Giuda 20 è un modo per edificarsi nella fede. Per noi, è come la potenza di un atomo, che c’era ma non sfruttata fino al secolo scorso; noi abbiamo la potenza della preghiera, ma spesso non la sfruttiamo.

La preghiera dà anche la tranquillità – invece di preoccuparci, dobbiamo pregare (Fili 4:6-7). Quando consegniamo le nostre difficoltà a Dio in preghiera e ringraziamento, affinché diventino la responsabilità di Dio e non di noi, siamo riempiti della sua pace invece della nostra preoccupazione.

Anche se è difficile fare degli studi sulla preghiera, abbiamo tutti bisogno di aiuto per la preghiera, perché la verità è che è difficile pregare e pregare bene. Non è sorprendente che è difficile pregare, perché siamo ancora pellegrini con molto da imparare, e non sperimenteremo mai la pienezza del nostro rapporto con Dio da questa parte di paradiso. Ma quello che è sorprendente è che preghiamo poco e preghiamo male, nonostante questo invito alla comunione con Dio, questa potenza della preghiera e la pace che dà. Abbiamo bisogno di incoraggiamento per pregare di più, e insegnamento per conoscere meglio Dio e così pregare meglio.

Questi studi non dicono tutto quello che c’è da dire sulla preghiera. Prendono da scontato, per esempio, che dobbiamo pregare. Ma lo scopo principale è di aiutarci a pregare meglio, non in modo superficiale ma secondo tutta la volontà di Dio. Il metodo per raggiungere questo scopo è di esaminare alcune delle preghiere della Bibbia, per scoprire come dovremmo rivolgerci al nostro Signore. Ci sarà anche un “angolo dei consigli” in ogni studio, con alcuni suggerimenti pratici per pregare meglio, e che possono anche essere delle spunte per condividere con gli altri suggerimenti che hanno per la preghiera.

Quello che gli studi non sono è un elenco di tecniche che garantiscono una vita di preghiera perfetta. Perché non esistono. La preghiera è una manifestazione di un rapporto con Dio, e non ci sono tecniche per vivere un rapporto. Ma vogliamo ascoltare quello che la Bibbia dice è la natura di Dio e del nostro rapporto con lui, in modo di vivere nel modo giusto questo rapporto. Anche l’angolo dei consigli contiene solo suggerimenti e non leggi; possono essere utili o non ad un certo individuo in un certo momento della sua vita.

 

1. Richieste meritevoli

2Tessalonicesi 1:3-12 [Carson capitoli 2-3]

 

 

Prima di considerare la preghiera di Paolo per i Tessalonicesi negli ultimi due versetti, vogliamo considerare la base o lo sfondo della preghiera. Infatti il versetto 11 inizia “Ed è anche a quel fine”, oppure “Per questo motivo”, come la Nuova Diodati ed altre versioni. Vedremo quali sono le verità che determinano il contenuto della sua preghiera per i Tessalonicesi.

1. Ringraziamo Dio spesso nelle nostre preghiere. Quali sono i motivi più comuni per cui lo ringraziamo?

Per il cibo, quando riceviamo benedizioni materiali, quando evitiamo un incidente in macchina, per la guarigione di noi o di altri, eccetera.

 

Leggere 2Tessalonicesi 1:3-10.

2. Quali sono i motivi per cui Paolo ringrazia Dio?

La loro fede cresce, il loro amore abbonda, la loro costanza e fede (cioè fedeltà) nella persecuzione.

 

Quello per cui ringraziamo di più rivela quello che stimiamo di più. È chiaro che spesso pensiamo che la prosperità e il benessere materiali e fisici siano le cose più importanti nella nostra vita. [Carson pagina 49].

3. Come possiamo fare sì che ringraziamo Dio per la vita spirituale dei membri della cellula, della chiesa, e di missionari che conosciamo?

Quando preghiamo per loro, cominciare sempre con un tale ringraziamento; conoscere bene le persone e la loro spiritualità per sapere per che cosa ringraziare; rispondere subito in preghiera quando vediamo evidenza di fede, amore o costanza; pregare in modo regolare per le persone, pensando ogni volta di quello che hai visto nella loro vita spirituale per cui puoi ringraziare.

4. Quali cose che possiamo vedere nella vita degli altri dovrebbero provocare un tale ringraziamento?

Un atto che scaturisce dall’amore, perseveranza nella difficoltà.

 

La seconda verità che è una ragione per la preghiera di Paolo per i Tessalonicesi è il “giusto giudizio di Dio” (il v. 5).

5. Secondo il brano, quali sono le conseguenze del giusto giudizio di Dio sulle persone?

Per i credenti, essere riconosciuti degni del regno di Dio (5), ricevere riposo (7) e ammirare Gesù (10); per i non credenti vendetta (6, 8) e punizione (9).

6. Se questo giusto giudizio di Dio fosse il nostro valore più importante, come pregheremmo per i nostri amici credenti? Per i nostri amici non credenti?

a) perseveranza, che glorificheranno Cristo; b) conversione, che glorificheranno Cristo.

 

Quindi i valori che Paolo porta alla supplica sono l’importanza della vita spirituale delle persone e la certezza che il Signore Gesù Cristo ritornerà per giustificare e per vendicare. Vediamo adesso le preghiere che questi valori creano.

Leggere 2Tessalonicesi 1:11-12.

7. Quali sono le richieste che Paolo fa per i Tessalonicesi?

Che Dio li ritenga degni della vocazione, e che compia i loro buoni desideri e opere di fede.

8. Quale è la vocazione di cui Paolo parla? In che modo siamo ritenuti degni di questa vocazione?

Non è la vocazione (=chiamata) generale a tutti (come Matteo 22:14), ma quella efficace tramite cui Dio ci salva (Rom 8:29-30). Non è che Dio debba ritenerci degni per poterci chiamare, perché i Tessalonicesi, già credenti, sono già stati chiamati. Invece, devono “comportarsi in modo degno della vocazione che è stata rivolta loro” (Efes 4:1); la preghiera è che Dio li trasformi affinché vivano secondo la chiamata ricevuta. Siamo giustificati per grazia, ma siamo anche santificati per grazia.

9. Di che tipo di desideri e opere parla Paolo? Avete degli esempi nella vostra vita? Perché prega Paolo che Dio compia questi desideri e opere?

Nuovi propositi e obiettivi nella vita, che porteranno gloria a Dio. Per esempio aiutare qualcuno, testimoniare in qualche modo specifico, servire nella chiesa. Abbiamo bisogno della potenza di Dio per realizzare un proposito spirituale, e se Dio non lo fa non potrà portare buona frutta (Salmo 127:1).

10. Quale è il motivo per cui Paolo prega queste cose per i Tessalonicesi? (il versetto 12)

Affinché il Signore Gesù sia glorificato in loro, e loro in lui. Il benessere (neanche il benessere spirituale) dei Tessalonicesi non è mai l’obiettivo ultimo; Paolo vuole il loro bene affinché Gesù sia glorificato di più.

11. In che modo l’adempimento di queste preghiere porterà gloria a Gesù in loro?

Vite trasformate dal Vangelo, dalla morte di Gesù, glorificheranno Gesù di più, e come testimonianza anche i non credenti dovrebbero glorificare Gesù per la vita dei suoi seguaci.

12. In che modo l’adempimento di queste preghiera porterà gloria a loro in Gesù?

Siamo nel processo di essere trasformati ad uno stato più glorioso, e un giorno saremo glorificati (2Cor 3:18; Rom 8:30). Se queste preghiere sono adempiute, i Tessalonicesi saranno più gloriosi.

13. Quale è il modo per cui queste preghiere saranno adempiute?

Per la grazia di Dio e Gesù. È Dio che ci trasforma, che opera potentemente in noi, che ci glorifica.

 

Le preghiere di Paolo sono una conseguenza di come lui vede il mondo e le nostre vite. Non è che per lo più andiamo bene e riusciamo a gestire la nostra vita, con un po’ di aiuto ogni tanto quando qualcosa va male o c’è qualcosa che non siamo in grado di sistemare. Perché le nostre preghiere hanno spesso questa comprensione del mondo. Invece Paolo ricorda la grazia ricevuta nel passato, e la direzione della vita – lo stato finale di tutti – e prega in base alla grazia ricevuta e come dovremmo vivere alla luce di quello che saremo. Siamo nell’universo di Dio, e tutto va fatto per la sua gloria e tramite la sua opera e grazia. Così dobbiamo pregare.

Angolo dei consigli

 

 

Durante questi studi, non solo vogliamo capire come si prega, vogliamo pregare di più. Oltre gli esempi delle preghiere bibliche, considereremo alcuni suggerimenti pratici per pregare; spero che possiamo anche condividere le nostre esperienze nella preghiera per poter aiutare gli altri con quello che noi abbiamo imparato.

Premessa: Non esiste una tecnica magica. Esistono gli aiuti e i metodi, ma hanno sempre la tendenza di tirare l’attenzione sui metodi invece di tirarla sul rapporto con Dio che è la preghiera. La preghiera non è come cucinare da una ricetta o costruire una scrivania da un kit dove ci sono le istruzioni. È come un matrimonio. Ci sono dei suggerimenti per il matrimonio, ma non ci sono tecniche che garantiscono un buon matrimonio. Ogni matrimonio è diverso, e il rapporto di ognuno con Dio è diverso, sia dai rapporti degli altri con Dio, sia dal rapporto della stessa persona nel passato e nel futuro. Ci sono dei limiti (nella preghiera e nel matrimonio), ma entro questi limiti è importante trovare quello che funziona meglio per te in questo momento. I consigli saranno degli aiuti per migliorare la tua vita di preghiera, affinché consideriamo qualcosa che potrebbe aiutare che non abbiamo pensare di fare prima.

Programmare la preghiera

 

 

La vita spirituale è una vita disciplinata; non succede per caso. Dobbiamo attivamente cercare di crescere nella preghiera con dei propositi fissi di non fare nient’altro che pregare. Naturalmente ciò non esclude la preghiera spontanea, ma neanche la preghiera in ogni momento esclude dedicare certi periodi di tempo alla preghiera, come faceva anche il nostro Signore (Luca 5:16). Un tempo fisso di preghiera può anche diventare una religione formale o legalismo, ma è comunque importante. Forse sarà necessario cambiare spesso l’ora di preghiera (per esempio chi lavora a turni), o di fare più tempi più brevi (per esempio chi ha figli piccoli; anzi forse è meglio così che un lungo periodo una volta al giorno), ma il fatto rimane che se non pianifichiamo di pregare, non pregheremo.

Quale periodo o periodi del giorno è più facile per te fermarti e pregare?

 

2. Aver passione per le persone

1Tessalonicesi 3:9-13 [Carson capitoli 4-5]

 

 

Nel primo studio, abbiamo visto come i valori di Paolo (tutto è merito della grazia di Dio, e Gesù ritornerà) l’hanno fatto pregare in un certo modo. Oggi vedremo che le sue preghiere erano una conseguenza anche dell’amore che aveva per le persone.

Leggere 1Tessalonicesi 2:17-3:8.

1. Quale evidenza c’è in questi brani dell’amore e della passione di Paolo per i Tessalonicesi?

Il grande desiderio di vederli (2:17); non poteva più resistere non aver notizie, e preferiva rimanere solo per confermarli e confortarli (3:1-2,5); era consolato dalle notizie della loro fede e che erano saldi (3:6-8) – spesso siamo scioccati da cattive notizie, ma non rispondiamo a buone notizie del genere.

 

Per Paolo le persone erano più importanti dei programmi o piani, e più importanti del suo benessere o dei suoi desideri e bisogni. Da una così forte passione per le persone, scaturisce la sua preghiera per loro.

Leggere 1Tessalonicesi 3:9-13.

2. Che cosa prega Paolo?

Ringraziamento per loro per la gioia che gli danno; preghiera per rivederli per poterli aiutare; che Dio li faccia crescere in amore, affinché siano saldi e santi quando Gesù ritornerà.

3. Perché Paolo dice ai Tessalonicesi che ringrazia Dio per loro?

Per incoraggiarli – non è soltanto per fare complimenti a loro, né c’è un distacco emotivo. Così ricorda i Tessalonicesi della loro crescita spirituale, ma anche quello che è la fonte di quella crescita.

4. Trovi difficile dire ad altri che ringrazi Dio per loro? Perché o perché non?

5. In quale modo i Tessalonicesi danno gioia a Paolo? Cosa dice della sua priorità e passione?

La loro fede dà gioia a Paolo (i versetti 7-8), perché per lui la cosa più importante è vedere Gesù glorificato nei suoi figli. Non è quello che lui riceve da loro che gli dà gioia, come è spesso il caso con noi.

 

Paolo è stato a Tessalonica per solo tre settimane (Atti 17:2), per cui non ha avuto molto tempo per insegnare ai credenti e c’erano ancora delle lacune nella loro fede. Paolo prega di poter colmare queste lacune – la preghiera non è un sostituito per il servizio, né il servizio per la preghiera.

6. Quale (la preghiera o il servizio) trovi più facile?

7. L’impedimento satanico (2:18) ha fatto Paolo pregare di più. Che cosa significa per quanto riguardo quello che Paolo crede dell’opera di Satana? Come rispondi agli ostacoli nella vita?

Dio è più potente di Satana e può sopraffare la sua opera – anche se non lo fa sempre. In un altro caso Paolo ha pregato ma poi ha smesso davanti ad un impedimento satanico – ma solo perché Dio, dopo tre preghiere, gli aveva detto che non avrebbe tolto l’impedimento (2Cor 12:7-9; anche Giobbe).

 

Anche se Paolo è stato con loro per poco tempo, e c’erano delle lacune nella loro conoscenza, non è la sola o principale cosa di cui avevano bisogno. Infatti la terza parte della preghiera è che il loro amore cresca, verso gli altri credenti e verso tutti.

8. In quale modo l’ultima parte della preghiera è una conseguenza dei valori di Paolo che abbiamo visto nello studio precedente?

Sa che Gesù ritornerà, e quindi vuole che i Tessalonicesi siano pronti per quel giorno.

9. In quale modo vorresti pregare diversamente questa settimana, alla luce di questa preghiera di Paolo?

Angolo dei consigli

La preghiera continua

 

 

Nel versetto 10 Paolo dice di pregare “notte e giorno” per i Tessalonicesi. Similmente, in 1Cor 1:4; Fili 1:4; 1Tess 1:2; 2:13 dice di pregare “sempre”. Non è che non faccia altro che pregare, né che si trovi in un costante ma vago ‘spirito di preghiera’ senza preghiere concrete (perché dice in questi brani di pregare cose concrete sempre). Piuttosto, le sue preghiere non sono limitate ad un unico periodo fisso in tutta la giornata, ma oltre i tempi dedicati alla preghiera pregava durante il giorno quando c’era qualcosa per cui pregare.

È difficile coltivare questa abitudine di pregare sempre, perché la nostra impostazione ‘predefinita’ è sempre di agire secondo le nostre capacità, prendendo da scontato quello che riceviamo, e non pensare a Dio.

Per imparare a pregare continuamente, bisogna pregare sempre e subito il momento che Dio o la preghiera ci vengono in testa. Basta un breve SMS, non una lunga lettera; l’importante è che riconosciamo il nostro rapporto con Dio in quel momento. Ciò potrebbe aiutare ad iniziare a pregare più spesso durante il giorno.

Un altro suggerimento è creare una ‘filatteria’ – i Farisei portavano delle corde per ricordarsi a pregare, che come ogni metodo poteva essere corrotto (Matteo 23:5 – ingrandivano le filatterie per fare vedere quanto pregavano). Ma se è possibile associare la preghiera ad un oggetto o un’azione che si usa spesso nel giorno, il risultato è che si prega di più. Questo è lo scopo degli oggetti come braccialetti su cui è scritto “W.W.J.D.”. Quando studiavo, ho messo un elastico intorno alla mia penna, per ricordarmi di pregare. Così ogni volta che prendeva la penna per scrivere qualche appunto, pregavo. Chi usa il cellulare o palmare spesso potrebbe attaccare qualcosa, in modo che si ricordi di pregare ogni volta che usa il cellulare. Oppure una mamma potrebbe decidere di pregare ogni volta che prende il bimbo in braccia.

Un’altra possibilità è di ricordarsi di usare tutti i tempi morti nel giorno per pregare – il tempo nella coda al supermercato, in macchina, quando dobbiamo camminare da un posto ad un altro, nella doccia, durante la pubblicità della televisione, eccetera. In questo modo abbiamo un ricordo costante del rapporto con Dio, e gli possiamo offrire qualche breve ringraziamento, preghiera, lode o confessione per quello che è appena successo, che stiamo facendo o che stiamo per fare.

 

3. Il contenuto di una preghiera fruttuosa

Colossesi 1:9-12 [Carson capitolo 6]

 

1. Sei riuscito a pregare in un modo diverso, come hai pensato di fare nell’ultima domanda dello studio precedente?

 

Leggere Colossesi 1:9-12.

Prima di considerare il contenuto e i motivi della preghiera, esamineremo quattro altri aspetti della preghiera.

Nota che Paolo prega per quelli che non ha mai conosciuto (1:7,9; 2:1). Dovremmo pregare di più per quelli che conosciamo, ma se preghiamo solo per loro le nostre preghiere diventano introversi e non abbiamo la visione globale che Dio ha.

2. Quali difficoltà ci sono nel pregare per quelli che non conosciamo?

Non sappiamo che cosa pregare, non possiamo pregare per tutti quelli che non conosciamo.

 

Non è possibile pregare per tutti, ma si possono selezionarne alcuni. Per sapere che cosa pregare, dobbiamo cercare notizie (come Paolo ha fatto 1:7), come lettere di missionari, Porte Aperte, telefonare ad un’altra chiesa; oppure pregare per i credenti di una zona menzionata nel telegiornale. Oppure, possiamo pregare questa preghiera in Colossesi.

In secondo luogo, Paolo non cessa di pregare (il v. 9). Ne abbiamo parlato nello studio precedente.

Terzo, la preghiera è provocata da un fatto particolare: Paolo aveva sentito (il v. 9) della fede dei Colossesi per cui ha ringraziato Dio (i versetti 3-5). Cioè, quando le cose vanno bene, Paolo ringrazia e prega che possano continuare così. È per questo che deve pregare sempre: avranno sempre bisogno di una fede solida. Noi invece di solito preghiamo di più quando le cose vanno male; se le cose vanno bene, al massimo ringraziamo una volta e poi dimentichiamo. Dobbiamo sempre ringraziare quando ci sono segni di una buona vita spirituale, e pregare sempre che continuino.

Infine, la preghiera non è solo un’attività solitaria; Paolo pregava anche con altri – “noi ringraziamo” (il v. 3), “Anche noi… non cessiamo di pregare per voi” (9).

3. Nella parte della preghiera con contiene la supplica, ci sono diverse frasi. Quali sono le richieste di Paolo a Dio per i Colossesi, e quali sono le conseguenze di queste richieste?

Richiesta: ricolmi della conoscenza della volontà di Dio con sapienza
Conseguenze: camminare degnamente, per potere piacere al Signore; questo stile di vita è spiegato con 4 caratteristiche – portare frutto, crescere nella conoscenza di Dio, essere fortificati per perseverare [il greco è letteralmente “in ogni forza essendo fortificati secondo la potenza della sua gloria verso ogni costanza e pazienza”], ringraziare Dio

4. Che cosa è “la volontà di Dio con ogni sapienza e intelligenza spirituale”? [La preposizione dopo “Dio” è meglio capita come spiegazione della volontà, non come spiegazione di come siamo riempiti.]

Non tanto quello che devo fare quando devo prendere una decisione importante, ma la volontà rivelata di come dobbiamo vivere, come 1Tess 4:3. Contiene dei fatti, ma anche la saggezza (come in Proverbi) e una comprensione della realtà spirituale.

 

Questa è l’unica richiesta di Paolo, quindi ha un’importanza fondamentale. Altrimenti seguiremo la moda del momento, i modi del passato, e quello che noi pensiamo sia meglio. In più, da questa conoscenza seguono tante benedizioni, che adesso esamineremo. Per questi motivi Paolo non cessa di pregare così.

5. In quale modo essere ricolmi della conoscenza della volontà di Dio ci aiuta a vivere in modo degno del Signore ed a piacere a lui?

Conoscere in modo intellettuale quello che dobbiamo fare aiuta un po’, ma non molto, perché possiamo continuare a non ubbidire. Ma essere ricolmi della volontà che consiste di saggezza (di cui il principio è il timore del Signore) significa cercare di vivere in modo degno del nostro Signore, e di conseguenza fare cose che piacciono a lui. Come un matrimonio, non è fare un elenco di regole che conta, ma cercare di fare cose che piacciono al coniuge.

 

Il significato di una vita degna e piaciuta al Signore è spiegato con le quattro illustrazioni che seguono.

6. In quale modo essere ricolmi della conoscenza della volontà di Dio ci aiuta a portare frutto in opere buone?

Ci fa capire quali sono le opere buone, e ci dà il desiderio di farle.

7. In quale modo essere ricolmi della conoscenza della volontà di Dio ci aiuta a crescere nella conoscenza di Dio?

Il desiderio di ubbidire alla volontà di Dio ci fa cercarla e conoscerla meglio. C’è un aspetto spirituale alla conoscenza di Dio che richiede una sottomissione a Dio prima di conoscerla (Gv 7:17). Per questo motivo Paolo ringrazia Dio e prega che le cose possano continuare così – avranno sempre bisogno della conoscenza della volontà di Dio.

8. In quale modo essere ricolmi della conoscenza della volontà di Dio ci aiuta ad essere fortificati per avere pazienza e perseveranza?

La conoscenza della sovranità e dell’onnipotenza di Dio ci dà la forza per perseverare; la conoscenza della volontà di Dio per il nostro futuro ci dà la pazienza per continuare anche quando sembra che questo futuro non sarà come Dio ha detto che sarà.

9. In quale modo essere ricolmi della conoscenza della volontà di Dio ci aiuta a ringraziare con gioia il Padre?

Ci fa capire come tutto quello che riceviamo è in realtà da Dio; la nostra salvezza (“partecipare alla sorte dei santi nella luce”) diventa l’evento fondamentale della nostra vita.

 

Piacciamo al Signore se portiamo frutto, cresciamo nella conoscenza di Dio, siamo pazienti e perseveranti, e ringraziamo. Il modo per fare queste cose è essere ricolmi della profonda conoscenza della volontà di Dio.

Quindi se vogliamo fare preghiere veramente fruttuose per gli altri, questo è il tipo di richiesta che dobbiamo fare, perché come frutto ha tutte queste conseguenze.

10. Per quale cosa concreta dovresti pregare nella tua vita per piacere di più al Signore?

11. Per chi vorresti pregare in questo modo questa settimana? Pensa di almeno una persona che conosci, e almeno una che non conosci personalmente.

Angolo dei consigli

Metodi per non distrarsi

 

 

A volte (spesso? sempre?) quando preghiamo, cominciamo bene ma prima di completare la prima frase pensiamo già ad altre cose della vita e sogniamo ad occhi aperti. Un ottimo modo per evitare questo è di vocalizzare le proprie preghiere, non per farsi sentire o quando distrae altri ma quanto basta per costringerti ad ordinare i propri pensieri. Un metodo simile è di scrivere le preghiere. Questo metodo ha il vantaggio che puoi ritornare dopo a quello che hai scritto, per vedere come Dio ha risposto alle suppliche. Aiuta anche ad esaminarsi, e di rallentarsi per concentrarsi sulla preghiera.

 

 

 

4. Pregare il Dio sovrano

Nota:

Questo studio è più breve degli altri, nel senso che ci sono meno domande. Ma richiede più spiegazioni da parte della persona che guida, e l’angolo dei consigli è più lungo degli altri.

Daniele 9:1-19 [Carson capitoli 9-10]

 

1. Sei riuscito a pregare per le persone per cui hai detto che volevi pregare nello studio precedente?

 

La Bibbia parla chiaramente della sovranità di Dio (Salmo 135:6; Prov 16:9; Mt 6:26-30; Efes 1:11). Però, se è così, perché pregare? Se Dio ha già deciso tutto, non sarebbe inutile pregare per chiedergli di fare qualcosa, se ha deciso di farlo o non? Anche se non è già deciso, se Dio “compie ogni cosa secondo la decisione della propria volontà”, perché pensiamo che farà qualcosa secondo la nostra volontà invece della sua quando preghiamo? Vedremo alcune preghiere in questo studio in cui la conoscenza della volontà di Dio ha spinto le persone a pregare, e cercheremo di capire perché, e come, pregare il Dio sovrano.

Ma prima, c’è una possibile soluzione che in realtà non risolve il problema. Se Dio non fosse sovrano, potremmo pregare affinché prendesse le decisioni anche in base alla nostra volontà espressa nella preghiera. Ma se non è sovrano, non è necessariamente in grado di fare quello che vorremmo, e la preghiera diventerebbe inefficace perché Dio forse non potrebbe rispondere alla preghiera. Per esempio, se preghiamo per la salvezza dei nostri genitori, e Dio ha già fatto del tutto affinché si convertissero ma loro non vogliono convertirsi, non servirebbe pregare ancora perché Dio non potrebbe salvarli.

Leggere Daniele 9:1-2.

2. Daniele ha letto Geremia 25:11-12 e/o 29:10-14. Che cosa ha capito della volontà di Dio?

Che l’esilio sarebbe durato 70 anni. Gerusalemme è caduta nel 587 a.C. (anche se si poteva contare dalla prima deportazione nel 609 o dalla seconda nel 597); il ritorno ha iniziato nel 538 ma c’erano ancora dei Giudei nel primo anno di Dario nel 521, si potrebbe ritenere la fine dell’esilio di essere la ricostruzione del tempio nel 516. In ogni caso, è anche possibile che “70” in Geremia sia un numero simbolico.

 

Leggere Daniele 9:3-19.

3. Perciò, Daniele ha pregato. Dividi la preghiera in sezioni, secondo il tipo di preghiera (adorazione, confessione, ringraziamento, supplica).

Per lo più, adorazione nel versetto 4, confessione dal 5 al 15, e supplica dal 16 fino al 19, con alcune frasi di adorazione anche nella seconda e nella terza sezione.

4. In quale modo è l’adorazione del versetto 4 una conseguenza di quello che Daniele sa che sicuramente succederà (perché Dio l’aveva detto ed è sovrano)?

Il ritorno dall’esilio mostra la fedeltà di Dio al suo patto, e la sua misericordia.

 

Quindi il primo modo di pregare il Dio sovrano è di lodarlo per quello che è e quello che fa.

5. In quale modo la confessione e la supplica di Daniele sono secondo la volontà sovrana di Dio, cioè secondo quello che Dio ha deciso di fare? Nota anche Geremia 29:13-14.

Dio aveva deciso che l’esilio sarebbe durato 70 anni. Ma la condizione per il ritorno era il pentimento di Giuda, quindi Daniele confessa per loro. Poi chiede a Dio di fare quello che aveva promesso di fare.

 

Questo non è l’unico esempio di preghiera che Dio faccia una cosa che si sa già che farà. Per esempio in Giovanni 17:1 Gesù dice al Padre, “L’ora è venuta”, cioè l’ora della crocifissione in cui Gesù sarà glorificata (come 12:23). Questa conoscenza della volontà di Dio non crea silenzio o fatalismo (perché è già tutto deciso) in Gesù, ma una preghiera che il Padre glorifichi Gesù. Carson, nel capitolo 10, parla di un altro esempio, cioè Efesini 1:15-23. Giobbe 42:7-9 ne è un altro (soprattutto dopo una delle affermazioni più forti della sovranità di Dio nei capitoli 38-41): Dio dice come Giobbe doveva pregare e che avrebbe risposto, e la preghiera fa parte del piano di Dio per il perdono dei suoi amici. Vedi anche Genesi 20:6-17.

Quindi un altro modo di pregare il Dio sovrano è di chiedere che farà quello che sappiamo che farà. Questo potrebbe sembrare inutile, ma non lo è. Il mondo non è una macchina che va avanti senza intervento, né noi siamo dei robot. Siamo creati per avere un rapporto con Dio, e Dio usa mezzi umani per realizzare i suoi propositi sovranamente decisi. Dio ha scelto di operare in questo modo. Poteva fare tutto da solo, e non ha bisogno di noi prima di agire, ma in amore ha deciso di includere noi nella realizzazione dei suoi piani. Ciò è vero anche, per esempio, dell’evangelizzazione: Dio può convertire tutti da solo, ma ha deciso di usare la nostra predicazione come mezzo di evangelizzazione. Al privilegio enorme di avere accesso alla sua presenza, Dio aggiunge il privilegio di partecipare con lui nei suoi proposti per tutto l’universo. Dio lo fa perché vuole un rapporto con noi, in cui chiediamo umilmente delle cose e impariamo ad allineare la nostra volontà alla sua – ma in cui Dio rimane sempre sovrano e la fonte di ogni cosa buona, affinché la gloria vada solo a lui.

Per esempio, Daniele era forse il mezzo divinamente nominato per riportare gli ebrei a Gerusalemme, tramite la sua confessione. Forse se non avesse pregato, i Giudei non sarebbero tornati dall’esilio; ma siccome il ritorno era la volontà di Dio, lui ha fatto sì che qualcuno confessasse i peccati dei Giudei. Se Daniele non avesse pregato, qualcuno altro avrebbe. La preghiera cambia le cose, non nel senso che le cose vanno diversamente da come Dio ha deciso né che i propositi e la volontà di Dio sono frustrati, ma che noi possiamo partecipare alla realizzazione dei propositi con la preghiera (ed altri mezzi). Se non preghiamo, non è che i propositi di Dio siano frustrati perché Dio si fidavano di noi; significa invece che la nostra mancanza di preghiera, di cui siamo responsabili, è il mezzo di altri propositi di Dio, per esempio il giudizio su di noi per non aver pregato, o su quelli per cui dovevamo pregare ma che per cui non abbiamo pregato.

È importante quindi anche evitare l’estremo, che i propositi di Dio dipendono da noi, un punto di vista molto comune in alcuni ambienti cristiani oggi. Cioè, Dio starebbe aspettando in cielo, pronto ad agire, e i Cristiani avrebbero il potere e l’autorità di farlo agire. Questo dà troppa potenza alle nostre preghiere e limita la potenza di Dio. La realizzazione dei propositi di Dio non dipende dalle nostre preghiere, e lui non può essere sconfitto dalla mancanza delle nostre preghiere.

C’è un mistero qua, come nella Trinità o come Gesù poteva essere completamente divino e completamente umano. Ma la Bibbia insegna chiaramente che Dio è completamente sovrano e completamente personale; non è sempre facile mantenere questi due aspetti in equilibrio, ma se non lo facciamo non abbiamo nessuna garanzia di una risposta alla nostra preghiera.

6. Per quali cose possiamo pregare, che sappiamo sono nella volontà sovrana di Dio?

Angolo dei consigli

Scuse per non pregare

 

 

Questa volta, invece di dare dei consigli per pregare meglio, considereremo alcune scuse per non pregare, e come superarle.

1. Dio ha deciso tutto, oppure Dio non può o non vuole risponderci.

 

Lo scopo di questo studio era di rispondere a queste scuse. In poche parole dobbiamo tenere in equilibrio la sovranità e la personalità di Dio.

2. Non ho tempo per pregare

 

È facile nella nostra società trovarsi con così tanti impegni che arriviamo alla fine della giornata e dobbiamo andare a letto senza aver mai pregato. Ma la causa di solito è una preferenza per l’attività invece della riflessione, come Marta (Luca 10:38-42). Dobbiamo convincerci che la preghiera è essenziale, e che non pregare è come non fare la spesa. Forse rimandiamo la spesa un giorno quando siamo proprio troppo impegnati un giorno, ma non possiamo vivere più di tanto senza comprare da mangiare, a prescindere da quanti altri impegni abbiamo. In 1Cor 7:3-5 c’è sola una cosa più importante del sesso, cioè la preghiera.

Se sei troppo occupato per pregare, sei troppo occupato. Abbiamo tutti 24 ore nel giorno; è la nostra scelta come usiamo quelle ore. Se è necessario, togli un impegno per lasciare tempo per pregare (At 6:1-4). Dobbiamo avere invece l’atteggiamento, “Sono troppo impegnato per non pregare”. Martino Lutero ha detto, “All’inizio di una giornata molto impegnata, prego tre ore invece di due”.

3. Non mi sento spiritualmente apposto

 

Per esempio, ci sentiamo scoraggiati, o lontani da Dio, o abbiamo peccato, o non abbiamo perdonato un fratello. Ma non dobbiamo pensare che la nostra preghiera è accettata in base a come ci sentiamo; ci avviciniamo a Dio in Cristo e non per quello che abbiamo fatto o come ci sentiamo. Né è il nostro obbligo di pregare ridotto quando troviamo la preghiera difficile; quello che è giusto da fare è determinato da Dio e non dai nostri sentimenti o emozioni. Anzi, quando siamo consapevoli del nostro peccato o del nostro rancore dovremmo essere spinti a pregare l’unica persona che ci può perdonare ancora di più. Secondo Filippesi 4:6-7, la pace interiore viene dopo la preghiera, non prima.

4. Non sento la necessità di pregare

 

Naturalmente non diciamo così esplicitamente, ma spesso è vero. Sentiamo in grado di gestire la propria vita, e quindi non ringraziamo per quello che riceviamo quotidianamente né preghiamo per quello che faremo. Nel nostro orgoglio ci giustifichiamo e diamo la colpa agli altri; così non chiediamo perdono. Solo quando veramente capiamo il Vangelo, possiamo adorare Dio per quello che ha fatto per noi. Oppure facciamo una distinzione sbagliata fra il naturale e il sovrannaturale; il naturale va avanti da solo e dobbiamo pregare o ringraziare solo per azioni sovrannaturali. Per esempio, non preghiamo per guarigione quando abbiamo un raffreddore, ma solo quando c’è una malattia grave. La soluzione è di conoscere il Dio delle Scritture meglio, prima che lui nella sua grazia mandi qualche tragedia per insegnarci la nostra dipendenza su di lui in un altro modo! È Dio che opera anche per mezzo delle cose ‘naturali’. Anche la ‘preghiera continua’ del secondo angolo dei consigli aiuta ad imparare la necessità di pregare per tutto.

È anche importante ricordare che la preghiera è più della supplica; è un’espressione del nostro rapporto con Dio. Proviamo a dire al nostro marito o alla nostra moglie che non sentiamo la necessità di parlare con lui/lei, e vediamo come risponde!

5. Penso che Dio non voglia rispondere

 

Questo atteggiamento si manifesta soprattutto nelle difficoltà. Perché Dio non è intervenuto per impedire la tsunami in Asia? Perché Dio non fa qualcosa per la mia malattia? Ma Dio spesso compie i suoi propositi attraverso le difficoltà, non liberandoci da esse (per esempio Gen 50:20 e la croce). Quando, come Paolo, non riceviamo la risposta che vorremmo (2Cor 12:8-9), dobbiamo ricordarci che in realtà Dio ha cura di noi (1P 5:6-7; Mt 7:11; 10:29-31).

Nota che la risposta a quasi ogni scusa è conoscere Dio e il Vangelo (come possiamo avere un rapporto con lui) meglio. Questo non è strano: solo se crediamo veramente in tutti gli attribuiti e tutte le azioni di Dio possiamo avere un rapporto giusto con lui, e così possiamo pregarlo bene.

 

5. Pregare per ottenere potenza

Efesini 3:14-21 [Carson capitolo 11]

 

 

La potenza è la capacità di fare qualcosa che desideriamo fare – perché non siamo in grado di compiere tutti i nostri desideri.

1. Quali sono i desideri che la gente cerca la potenza per realizzare? E i credenti?

La gente ha tanti desideri diversi, che includono praticamente del tutto. I credenti possono cercare la potenza per sconfiggere Satana, per controllare altre persone nella chiesa, per superare una malattia, per vivere meglio in famiglia, eccetera.

 

Leggere Efesini 3:14-21.

Purtroppo tutte le versioni italiane non traducono i verbi e le congiunzioni esattamente, con la conseguenza che le richieste esatte di Paolo non sono chiare. Il brano sarebbe letteralmente:

“Piego le ginocchia… affinché egli vi dia… con potenza di essere fortificati…, di far abitare Cristo…, in amore essendo stati radicati e fondati, affinché siate capaci di abbracciare… che cosa è la larghezza e lunghezza e altezza e profondità, di conoscere l’amore di Cristo che sorpassa la conoscenza, affinché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio.”

Anche se ci sono altre interpretazioni possibili, la struttura più probabile è che ci sono due richieste: che Dio dia (16-17) e che gli Efesini siano capaci (18-19).

2. Che cosa prega Paolo che gli Efesini ricevano da Dio? In quale modo Dio dà queste cose?

Di essere fortificati nell’uomo interiore e che Cristo abiti nei loro cuori.

Secondo la ricchezza della sua gloria, con potenza, mediante lo Spirito Santo e mediante la fede [la parola greca (mediante) è la stessa nelle due frasi].

 

Nota che gli Efesini avevano già una fede forte (1:15ss), ma ciò non impedisce a Paolo di pregare per una fede più forte ancora. Apoc 2:1-7 forse ne spiega il motivo: anche quelli con una fede forte possono cadere.

3. Che cosa è “l’uomo interiore”? (vedi 2Corinzi 4:16-18)

La parte non fisica di noi, cioè tutto tranne il corpo.

 

Molti adesso cercano il corpo perfetto (dieta, palestra, ecc.). Ma in questi due brani Paolo dice che anche il resto del nostro essere va perfezionato. Molti invece, quando invecchiano, hanno un carattere che peggiora, per esempio diventano più amareggiati o hanno più rancore.

4. Perché abbiamo bisogno della potenza di Dio per essere fortificati nell’uomo interiore?

Non basta un corso di auto-miglioramento (anche se è importante impegnarci nella santificazione); abbiamo ancora una natura caduta che non riesce a vivere senza peccato, e combattiamo anche contro Satana.

 

La seconda cosa che Paolo prega che gli Efesini ricevano è che Cristo abita in loro. Il verbo “abitare” è forte, quasi “stabilirsi”. Quindi mentre Cristo dimora (letteralmente “rimane”) in ogni credente (Gv 15:4-9 eccetera), deve stabilirsi sempre di più nella vita del credente. Carson (pagina 212) usa l’immagine utile di una persona che fa un trasloco, che subito dimora o rimane nella casa, ma pian piano fa delle modifiche alla casa per renderla come lui la vuole, e si stabilisce lì.

5. Il secondo motivo di preghiera di Paolo è che gli Efesini siano capaci di fare qualcosa, che significa che non erano capaci prima (almeno non completamente). Che cosa Paolo vuole che siano capaci di fare?

Abbracciare la grandezza dell’amore di Cristo, e di conoscere quell’amore che sorpassa ogni conoscenza.

 

La seconda parte spiega perché abbiamo bisogno della potenza di Dio per esserne capaci: se l’amore è inconoscibile, chiaramente siamo incapaci di conoscerlo. Ma nonostante ciò, Paolo prega Dio di rendere gli Efesini capaci di conoscere questo infinitamente grande amore. Espressa in un altro modo, è una preghiera di ricevere la potenza di Dio per poter conoscere questo amore; cioè, di conoscerlo sempre più approfonditamente (in quanto già “radicati e fondati nell’amore”).

6. Neanche tutta la Bibbia, quindi, spiega tutte le dimensioni dell’inconoscibile amore di Cristo. Ma ci dà una base. Che cosa dice la lettera agli Efesini di questo amore? (1:5; 2:4; 5:1-2, 25).

Prima della creazione del mondo, causa della predestinazione all’adozione, causa della vivificazione con Cristo, siamo figlio amati, mostrato nella croce. Naturalmente, c’è molto da più da dire sull’amore!

 

Nonostante l’ultima domanda, la preghiera di Paolo non è una richiesta di conoscere l’amore di Cristo (solo) intellettualmente, per essere in grado di spiegarlo a qualcuno. È anche una richiesta di sperimentare tutte le dimensioni di questo amore nella propria vita, di “abbracciarlo”.

7. Che cosa significa “conoscere l’amore di Dio nell’esperienza”? Come si può manifestare?

Ci dà una gioia e una pace nonostante altre circostanze; crea un’adorazione costante; un desiderio di avere lo stesso amore verso gli altri; eccetera. Vedi anche gli esempi di Torrey e Carson sulle pagine 220-221.

8. Quale è la conseguenza o l’obiettivo della conoscenza dell’amore di Dio? Che cosa significa?

Essere ricolmi della pienezza di Dio, cioè essere spiritualmente maturi.

9. Quale è il collegamento, cioè in quale modo sperimentare l’amore di Dio fa sì che saremo ricolmi della pienezza di Dio?

Ci dà la sicurezza per poter crescere (come Carson 222-224); ci costringe a rinunciare al governo di noi stessi (Carson 224); è uno stimolo e un esempio (Carson 224-225; anche Efes 5:2,25); rende la nostra testimonianza viva invece di arida (Carson 225).

 

Come sempre, la preghiera di Paolo è una conseguenza del Vangelo e di quello che sa di Dio. Del Vangelo, perché prega per le cose che sono importanti per esso (la santità e l’esperienza dell’amore di Cristo). Di quello che sa di Dio, perché…

10. Quali caratteristiche di Dio danno fiducia a Paolo per pregarlo? (i versetti 14-15, 20)

Dio è Padre che sa donare buone cose (Mt 7:7-11); Dio può fare infinitamente di più di quello che potremmo mai pensare di chiedergli. Cioè, Dio vuole e può risponderci.

 

Infine, l’obiettivo ultimo della preghiera di Paolo non è il bene degli Efesini, ma la gloria di Dio (il versetto 21). Le richieste di Paolo per gli Efesini sono buoni motivi perché glorificano Dio nella chiesa e in Cristo Gesù. Spesso noi preghiamo per qualcosa che potrebbe essere un buon obiettivo vicino, ma non ha l’obiettivo ultimo di glorificare Dio. Senza questo obiettivo ultimo, saranno sempre preghiere egoistiche.

11. Quali altre preghiere possiamo fare che hanno come obiettivo la gloria di Dio?

 

Angolo dei consigli

Liste di preghiera

 

 

È difficile pregare fedelmente per molte persone senza una lista che ci aiuta a ricordarle tutte. Se ci fidiamo solo della nostra memoria, ne dimenticheremo alcune. Questa lista può avere molte forme. Anche un semplice elenco di nomi è utile; ogni giorno si prega per alcuni, e il prossimo giorno si riprende dal nome successivo. Alcuni dividono i nomi fra i giorni della settimana, per far sì di pregare almeno una volta la settimana per ogni persona. Può anche essere utile scrivere i motivi di preghiera per ogni persona – e l’adempimento della preghiera. Diventa così un tipo di diario di preghiera, di cui abbiamo parlato in un altro studio.

Anche se le liste di preghiera sono spesso usate solo per ringraziare e intercedere per altri individuali, non sono limitate a questo uso. Anzi, sono utili per aiutarci a pregare per cose per cui dovremmo pregare, ma che spesso dimentichiamo perché non sono nelle nostre esperienze quotidiane – il governo, i ministeri della chiesa, la missione mondiale, opportunità per testimoniare, eccetera. Anche l’adorazione può essere guidata da una lista. È giusto adorare Dio sempre, quando ci ricordiamo o sperimentiamo qualche caratteristica che va lodata, ma se ci limitiamo a questo tipo di preghiera non saremo esaurienti né sistematici nella nostra adorazione; una lista di opere e di caratteristiche di Dio ci aiuterebbe ad adorare Dio per tutto quello che è.

Ci sono anche degli aiuti per aver una lista per pregare per la missione mondiale. Quasi tutti i missionari e le missioni producono liste di preghiera; sarebbe utile (se non obbligatorio per un credente mondiale) riceverne alcune con l’impegno di pregare regolarmente (ogni giorno, ogni settimana o ogni mese, dipende dall’impegno che possiamo fare) per loro. Operation World (disponibile in italiano a http://www.owitalia.org/) è un ottimo libro per aiutarci e per far sì che preghiamo per tutto il mondo.

Infine, una lista di preghiera non è un sostituto per la preghiera spontanea. Ma se promettiamo a qualcuno di pregare per lui o lei, o decidiamo davanti a Dio di pregare per qualcuno, senza scrivere il nome su una lista, difficilmente manterremo la promessa. La forma poi dipende da quello che è più utile per noi, e senza dubbi cambierà nel tempo.

 

6. Pregare per il ministero

Romani 15:30-33 [Carson capitolo 12]

 

 

Questa preghiera è diversa dalle preghiere di Paolo che abbiamo visto finora. Invece di essere una descrizione della preghiera che lui fa per gli altri, e una richiesta – anzi un’esortazione – che altri preghino per lui. Possiamo dire che sono i suoi motivi di preghiera, in modo particolare per il suo ministero.

Leggere Romani 15:20-33

1. Perché i Romani dovevano pregare per Paolo? Ricordatevi che i Romani non lo conoscevano (tranne quelli come Prisca e Aquila che si sono trasferiti a Roma dopo averlo conosciuto).

“Per il Signore nostro Gesù Cristo e per l’amore dello Spirito” (probabilmente non verso lo Spirito, ma che appartiene allo Spirito). Cioè siccome condividono la stessa fede, dovrebbero pregare per lui – soprattutto perché lui è un ministro di Gesù. Questo dovrebbe incoraggiarci a pregare per altri credenti che non conosciamo personalmente, soprattutto i responsabili (per esempio missionari). Anche lo studio 3 incoraggiava la preghiera per credenti che non conosciamo.

2. In che modo dovevano pregare?

Come un combattimento. Essenzialmente la stessa parola è usata in Col 1:9; 2:1; 4:12; 1Tim 4:10; 6:12; 2Tim 4:7. La vita cristiana, inclusa la preghiera, non è facile, ma ci vuole la disciplina. E la preghiera è un combattimento contro le forze maligne (Efes 6:18, nel contesto della guerra spirituale). Vale la pena porre qualche domanda secondaria per approfondire il significato della preghiera come combattimento, per esempio in che modo si può pregare senza combattimento.

3. Quali erano i motivi di preghiera di Paolo?

Che, quando va a Gerusalemme per portare la colletta dei Gentili (vedi per esempio 2Cor 8-9), i Giudei non credenti non possano fargli male e i Giudei credenti possano accettare questo dono, cioè come dice Carson con lo spirito giusto per creare ringraziamento a Dio (2Cor 9:12) e una più forte comunione fra i credenti giudei e gentili. In altre parole, sono cose pratiche che lo aiuteranno ad svolgere il suo ministero spirituale.

4. Non possiamo pregare esattamente nello stesso modo per i leader cristiani e missionari, ma quali preghiere simili possiamo fare?

Che siano protetti dall’opposizione – che può essere fisica come per Paolo, ma anche con la burocrazia, con la tentazione sessuale e altra, eccetera – e che il loro servizio sia accettato da quelli che servono (perché ci sono stati ministri fedeli che non hanno un ministero fruttuoso perché il loro messaggio non è stato accettato).

5. Quale era l’obbiettivo ultimo di questi motivi di preghiera?

Per poter poi essere confortato dai Romani – ma non nel senso di trascorrere un bel tempo a Roma. Aveva l’ambizione di predicare il Vangelo dove non era anche arrivato, e quindi voleva andare in Spagna, passando per Roma per avere l’aiuto e il sostegno dei credenti romani per questo nuovo ministero. Ma prima doveva completare il suo ministero in Grecia e Turchia, portando la colletta (15:20-29). Poi se sarà liberato dai Giudei non credenti, potrà andare a Roma.

In altre parole, i motivi di Paolo non erano quelli suscitati dai bisogni e dalle difficoltà del momento, ma erano inseriti in un quadro più largo di una visione a lungo termine per il suo ministero, anche se erano i passi più immediati da intraprendere per realizzare questa visione.

 

Anche noi, quando preghiamo per responsabili e missionari, dobbiamo pregare non solo per i bisogni immediati, ma per una visione più lunga della chiesa o del paese in cui operano e per i prossimi passi per realizzare quella visione.

Ancora una volta, vediamo che Paolo era spinto dal Vangelo. Voleva essere liberato dai non credenti e accettato dai credenti non per la sua comodità, ma perché avrebbe aperto la strada alla prossima fase del suo ministero.

6. Queste preghiere sono state esaudite?

Non ha ricevuto la risposta che si aspettava – benché il dono fosse accettato, è stato arrestato a Gerusalemme; benché arrivasse a Roma, era come prigioniere e per quanto sappiamo non è mai andato in Spagna.

 

Non è l’unica preghiera nella Bibbia che non ha ricevuto la risposta che sarebbe piaciuta alla persona che ha pregato (Luca 22:42; 2Cor 12:7-10). Però in ogni caso Dio ha dato quello che la persona voleva veramente, solo non nel modo che la persona voleva o immaginava. La priorità di Paolo era diffondere il Vangelo in tutto il mondo. Pensava che il modo migliore fosse di andare in Spagna, ma siccome non era Dio non ne poteva essere sicuro. Dio gli ha dato quello che il suo cuore voleva, in un modo che non si aspettava e che non avrebbe potuto sapere era il modo migliore. Ma anche se non sapeva come Dio avrebbe risposto alla preghiera, poteva sapere dopo che era il modo migliore. Infatti scrivendo qualche dopo anno dalla prigione di Roma ai Filippesi, ha detto, “Desidero che voi sappiate, fratelli, che quanto mi è accaduto ha piuttosto contribuito al progresso del vangelo; al punto che a tutti quelli del pretorio e a tutti gli altri è divenuto noto che sono in catene per Cristo; e la maggioranza dei fratelli nel Signore, incoraggiati dalle mie catene, hanno avuto più ardire nell’annunciare senza paura la parola di Dio” (1:12-14).

7. Senti che alcune delle tue preghiere non hanno ricevuto risposta? Hai mai ricevuto risposte che non ti aspettavi?

 

Nella preghiera per concludere lo studio, prega per i leader della tua comunità e per i missionari che sostieni, in modo simile alla risposta della domanda 4.

 

 

Angolo dei consigli

Ostacoli alla preghiera

 

 

Tutti sono d’accordo che la preghiera è importante. Ma tutti, se parlano sinceramente, sono anche d’accordo che è difficile e che potrebbero pregare di più e meglio. Se la preghiera è così semplice, perché è così difficile? Questo angolo dei consigli considererà alcune delle ragioni.

1. Noi stessi

 

Noi siamo l’ostacolo più grande alle nostre preghiere. Anche se sappiamo che la preghiera è importante, anche se vogliamo pregare, non siamo perfetti – ancora – e le nostre preghiere non sono perfette. La preghiera è difficile nello stesso senso e per lo stesso motivo per cui la vita cristiana è difficile – c’è un conflitto interiore fra lo Spirito e la carne (natura peccaminosa) (Gal 5:16-17). Se ci rendiamo conto di questo fatto, non saremo disperati per la nostra mancanza di preghiera, né sarà una causa di dubbi se siamo veramente credenti, ma un motivo di impegno per cercare di pregare sempre meglio e di più con la forza di Dio e l’aiuto dello Spirito Santo.

Questo conflitto si manifesta spesso nelle scuse che facciamo per non pregare che abbiamo visto in un angolo precedente. Possiamo ostacolare le nostre preghiere anche in un altro modo: Dio non ascolta la preghiera di malvagi, ipocriti e increduli (Sal 66:18-20; Giac 4:1-3; 1P 3:7,12; Mt 6:15; Giac 1:5-8).

2. Quello che ci circonda

 

Anche il mondo intorno a noi può essere un ostacolo alla preghiera. Per esempio, nella nostra società tecnologica c’è spesso un profondo scetticismo verso la preghiera, che è solo per i deboli. Noi non crediamo così naturalmente, ma possiamo essere influenzati da questo modo di pensare. Ci fidiamo esclusivamente dei supermercati, dei medici, dell’educazione e delle nostre capacità per soddisfare i nostri bisogni, invece di considerarli mezzi che Dio usa. Un motivo per cui i credenti di Giac 4:3 domandavano male era la loro amicizia con il mondo in Giac 4:4.

3. Satana

 

Il diavolo attacca i credenti, e così anche cerca di ostacolare le loro preghiere. Dobbiamo vegliare e resistere a lui – anche con la preghiera stessa (1P 5:8; Giac 4:7).

Dati questi ostacoli, non è sorprendente che la preghiera è difficile. Infatti, se la nostra preghiera non è un combattimento, forse è troppo superficiale (Lu 22:44; Rom 8:26; 15:30; Col 4:12). Ma c’è speranza. È solo per grazia e l’opera dello Spirito che possiamo iniziare a pregare, ed è solo per grazia e lo Spirito che possiamo continuare a pregare. È solo per il perdono che abbiamo in Cristo che possiamo pregare, e c’è lo stesso perdono per le nostre poche e inadeguate preghiere.

 

 

7. Pregare nell’avversità

Isaia 37:15-20

 

 

I Giudei si trovavano in una situazione terribile. Sennacherib, il re di Assiria, aveva attaccato il paese, e catturato tutte le città tranne Lachis e Gerusalemme, che sono assediate (Is 36:1-2). Un ufficiale dell’esercito parla ai Giudei, sottolineando che non possono aspettare aiuto dall’estero (36:6, 9) né dal proprio esercito (36:8-9) né dal loro Dio (36:18-29), seminando dubbi che sia la volontà di Dio (36:7, 10), ed offrendo una vita migliore (36:16-17). I sentimenti dei Giudei sono ben descritti in 37:3.

Leggere Isaia 37:15-20.

1. Quando noi o qualcuno che conosciamo sta male, spesso la prima cosa che preghiamo è che Dio ci aiuti. Ma questa è l’ultima cosa che Ezechia prega (nel versetto 20). Quale è la prima parte della sua preghiera (16)? In quale modo è rilevante alla richiesta che farà?

La lode. Solo un Dio potente può salvarli, e in modo particolare solo il Dio di tutti i regni può sconfiggere il regno di Assiria.

2. Quale è la seconda parte della preghiera di Ezechia (17)?

Una richiesta che Dio consideri la situazione, vedendo quello che stava succedendo e quello che era detto, soprattutto gli insulti degli Assiri. Similmente, ha fatto vedere la lettera a Dio nel versetto 14.

 

Questo è un atteggiamento importante da avere nella preghiera, soprattutto ma non solo nell’avversità. Invece di dettare a Dio quello che deve fare in una situazione particolare, esponiamo a Dio la situazione, gli diciamo come ci sentiamo, e lasciamo a lui la decisione di come agire. A volte sarà la liberazione dall’avversità, a volte sarà un rafforzamento per sopportare l’avversità, a volte la risposta sarà diversa ancora. Ci fidiamo della sua onniscienza e della sua saggezza per decidere quale risposta porta più gloria al lui.

3. Una conseguenza di questo atteggiamento è in Filippesi 4:6-7. Che cosa è? Come funziona?

Se consegniamo i nostri problemi a Dio, non sono più i nostri problemi ma i suoi. Così possiamo rimanere tranquilli mentre Dio si occupa dei problemi. Nota anche non dobbiamo essere ansiosi di nulla. Il questo studio stiamo parlando soprattutto di difficoltà grosse, e infatti niente è troppo grande per Dio. Ma quello che stiamo dicendo è anche vero di tutte le piccole difficoltà giornaliere, perché niente è troppo piccolo per Dio. Vedi anche Matteo 6:25-34.

 

Nota anche in Filippesi 4:6 che le richieste vanno accompagnate da ringraziamenti, come stiamo vedendo che la richiesta di Ezechia nel versetto 20 è preceduta da adorazione. Per ogni difficoltà, per ogni motivo di ansietà che abbiamo, ci sono 10 motivi per ringraziare Dio. Non lo dobbiamo dimenticare. Quando accompagniamo le nostre richieste con ringraziamenti, onoriamo giustamente Dio e aiutiamo noi stessi a cambiare prospettiva, riconoscendo tutto quello che Dio ha fatto per noi nel passato e dandoci fiducia che ci darà ancora di più nonostante le difficoltà attuali.

4. Quale è la terza parte della preghiera (18-19)? In quale modo è collegata alla situazione attuale?

In un certo senso, è una forma di adorazione – è implicito che Dio non è come gli altri dèi, quindi non importa che il re di Assiria abbia conquistato gli altri paesi (36:18-20; 37:11-13). E come se dopo aver esporto il problema, Ezechia stesse riconoscendo che Dio è capace di risolverlo.

5. Finalmente c’è la supplica di Ezechia, la soluzione che lui vorrebbe. Ma in realtà, non vuole la liberazione per il suo bene. Quale è il motivo per cui vuole che Giuda sia liberata (20)?

Affinché tutti i regni conoscano che il Dio di Giuda è il vero Dio di tutti (perché è l’unico regno che ha resistito ad Assiria).

6. Nella preghiera per un amico che è molto malato, quali sono le suppliche che possiamo fare che portano gloria a Dio?

Potrebbe essere la guarigione (dipende da come l’amico risponde alla guarigione), potrebbe essere la fede che persevera nonostante i problemi (dipende da quanto visibile agli altri è questa fede perseverante dell’amico), eccetera.

Nota che alcuni dei temi di questa e della seconda domanda sono anche nell’angolo dei consigli.

7. Quali difficoltà dovresti “spiegare davanti al Signore” (il versetto 14)?

Angolo dei consigli

Usare la Bibbia

 

 

È facile cadere nella trappola di avere preghiere squilibrate. Per esempio, intercedere spesso (e pensare che Dio agisce solo se gli chiediamo) con poca adorazione, dimenticare di ringraziare per quello che abbiamo ricevuto con l’intercessione, non venire a Dio in confessione, confessare troppo (cioè, ripetutamente per lo stesso peccato, dimenticando che siamo già perdonati quando confessiamo una volta), non intercedere pensando che sia un insulto al Dio sovrano e saggio, eccetera. Il modo per evitare questi problemi è avere un rapporto perfetto con Dio, che ci porterebbe a fare delle preghiere equilibrate, perché pregheremmo secondo la sua volontà, in linea con i suoi valori, in conformità con il suo carattere e i suoi propositi, chiedendo che diventino nostre le sue promesse.

In pratica, lo possiamo fare leggendo la Bibbia. Lì scopriamo la volontà, i valori, il carattere, i propositi e le promesse di Dio, e così conosciamo Dio stesso. Inoltre, troviamo esempi della preghiera, come stiamo studiando in questi studi. Quindi, quando preghiamo, dobbiamo cercare di legare il più possibile le nostre richieste alla Scrittura.

Alcuni trovano utile avere un “quaderno della preghiera”: mentre leggono la Bibbia, scrivono le promesse e i comandamenti, gli esempi e i motivi che trovano nelle pagine delle Scritture. Poi quando pregano per le persone, usano quello che hanno scritto per pregare secondo la volontà di Dio.

Per esempio, se qualcuno caro a noi contrae una malattia terminale, per che cosa dobbiamo pregare? La guarigione? Meno dolore? Perseveranza e fede? Che accetti quello che gli è capitato? Una buona testimonianza nella malattia? Farebbe differenza se ha 75 anni oppure 25 anni? Dobbiamo cercare nella Bibbia quello che è importante a Dio (come abbiamo fatto spesso in questi studi), e pregare così. A volte, in certe situazioni, non sappiamo neanche cosa pregare, oppure preghiamo male, oppure preghiamo per la cosa sbagliata perché non essendo onniscienti non sappiamo quello che porterà più gloria a Dio; in quelle circostanze dobbiamo affidarci alle preghiere dello Spirito Santo (Rom 8:26-27) e alla “buona, gradita e perfetta volontà” di Dio (Rom 12:1), come ha fatto Gesù (Lu 22:42), riconoscendo che può fare infinitamente di più di quel che domandiamo o addirittura immaginiamo (Ef 3:20).

 

 

8. La preghiera di Gesù

Giovanni 17

 

 

Gesù sapeva che sarebbe stata la sua ultima notte sulla terra. Potremmo riflettere su quello che noi faremmo se sapessimo di morire domani. Quello che era la priorità per Gesù per le sue ultime ore era la preghiera. Così vediamo la sua vera passione e il suo vero impegno: verso Dio, verso gli altri (come abbiamo visto nel secondo studio) – ed anche verso di te! Questa preghiera ci darà anche l’opportunità di ripassare alcune delle caratteristiche delle preghiere bibliche che abbiamo visto negli studi precedenti.

Leggere Giovanni 17.

La preghiera è un po’ strana, in quanto la maggior parte non è composta da adorazione, confessione, ringraziamento e supplica. Spesso solo racconta quello che ha in mente, un po’ come Ezechia nello studio precedente. Ci sono tre sezioni nel capitolo: nella prima (1-5) prega per se stesso, nella seconda (6-19) prega per gli apostoli, e nella terza (20-26) prega per i credenti futuri.

1. Che cosa prega per se stesso? Quale è la base (il motivo) per cui prega così, e quale è lo scopo?

Che il Padre lo glorifichi.

Può pregare così perché sa che è arrivata l’ora della sua crocifissione, in cui sarà glorificato (12:23; 13:31): perché il padre gli ha dato autorità affinché desse la vita eterna; perché Gesù ha glorificato il Padre durante la sua vita facendo la sua opera; e perché sarebbe un ritorno alla sua gloria naturale.

Lo scopo di essere glorificato è di dare più gloria al Padre

2. Quale è il motivo per cui Gesù può pregare per gli apostoli? (6-9)

Sono gli uomini che il Padre aveva dato a lui, e loro hanno osservato la Parola e creduto in Gesù. Siccome appartengono al Padre, è giusto pregare per loro, e Gesù sa che il Padre ha lo stesso desiderio del loro bene.

3. Quale fiducia questo ci dà per le nostre preghiere per altri credenti?

Siccome appartengono a Dio, e Dio si è già impegnato molto per loro nel passato, sappiamo che vuole benedirli nel futuro. Così possiamo pregare che ricevano le benedizioni che sappiamo che Dio vuole dare loro (come quelle della prossima domanda).

4. Ci sono diversi motivi di preghiera per gli apostoli. Quali sono? Come riassumeresti il desiderio di Gesù per loro?

Che siano conservati nel nome del Padre (perché Gesù non lo farà più)

affinché siano uno, come Gesù e il Padre

Che abbiano compiuto la gioia di Gesù

Che siano preservati dal maligno (invece di essere tolti dal mondo) (perché non essendo del mondo saranno odiati dal mondo)

Che siano santificati nella verità (e per questo Gesù si santifica)

Per riassumere, che rimangano in Dio e che crescano nel loro rapporto con lui. Nota che questa è la stessa passione che Paolo aveva per i Tessalonicesi nel secondo studio.

5. Gesù poi ha pregato per quelli che non conosceva (ancora), come Paolo nel terzo studio. Quali sono i motivi di preghiera per loro?

Che siano uno

Che siano in Gesù e il Padre

Che siano con Gesù

6. Quali sono gli scopi di questi motivi di preghiera?

Affinché il mondo creda che il Padre ha mandato Gesù e li ama come ha amato Gesù

Affinché siano perfetti nell’unità

Affinché loro vedano la gloria di Gesù.

In realtà, l’obbiettivo ultimo della preghiera per i credenti futuri non era per il loro bene ma che Dio sarà creduto e glorificato come è. Questo è quello che abbiamo visto anche nel quinto studio.

 

Il desiderio principale di Gesù era la gloria del Padre – anche nella sua ultima notte di vita – e la sua preghiera è completamente basata sul suo rapporto con il Padre, il fatto che era nel Padre e il Padre in lui. Tutto il resto – la forma della preghiera, le parole, dove preghiamo, quanto preghiamo – è secondario. Se non c’è questo desiderio e questo rapporto, qualsiasi preghiera sarà inefficace; se ci sono, pregheremo secondo la volontà di Dio, cioè secondo il suo desiderio, e lui ci ascolta.

Con questo desiderio, pregheremo di più per gli altri, affinché glorificheranno Dio di più, ed affinché noi, quando cresceranno nella fede, glorificheremo Dio di più per il loro rapporto con lui e per il fatto che avrà risposto alla nostra preghiera.

Alla fine di questi studi, dobbiamo renderci conto che imparare a pregare non è pregare. Ci deludiamo se pensiamo che fare degli studi sulla preghiera, essere convinti dell’importanza della preghiera, o riconoscere la nostra mancanza di preghiera significhino che abbiamo pregato o che abbiamo migliorato la nostra preghiera. Come molte cose nella vita cristiana, il nostro problema con la preghiera non è intellettuale, ma morale – vogliamo essere più importanti di Dio, quindi non vogliamo riconoscere la nostra dipendenza da lui né ‘sprecare’ tempo in preghiera. E come ogni problema morale nella vita cristiana, la soluzione è il ravvedimento: confessare, voler cambiare direzione, e dipendere dall’aiuto e dalla potenza dello Spirito Santo per essere trasformati.

7. Come hai cambiato il modo di pregare durante questi studi? Come vuoi cambiare nel futuro? Che cosa farai per realizzare questo cambiamento?

Angolo dei consigli

Preghiere pubbliche

 

 

Dobbiamo stare attenti quando preghiamo in pubblico – nel culto, nella cellula, con un amico, nella famiglia, eccetera. Non dobbiamo stare attenti che le nostre preghiere piacciano agli altri o che pensino che siamo bravi a pregare (Mt 6:5), ma dobbiamo stare attenti che le nostre preghiere piacciano a Dio in quanto insegnano quello che è giusto a quelli che ci ascoltano – che insegnano bene la natura di Dio, la natura del nostro rapporto con lui, e il modo giusto di pregare. Perché in ogni caso, le nostre preghiere pubbliche hanno un aspetto pedagogico, e quelli che ci ascoltano impareranno qualcosa dalle nostre preghiere, e spesso imparano più dal nostro esempio di preghiera che da come diciamo che dovremmo pregare. La preghiera pubblica va sempre rivolta a Dio, ma il fatto sta che anche altri ascoltano. Anche Gesù era consapevole di questo aspetto della preghiera pubblica (Giov 11:41-42; anche il capitolo 17 è una preghiera che gli apostoli hanno sentito). Se facciamo una preghiera sbagliata in privato, non facciamo tanti danni; ma se facciamo la stessa preghiera in pubblico, possono sorgere dei problemi.

Alcuni punti generali. Usa un linguaggio normale che tutti capiscono, e fai preghiere più brevi del normale. Dio capisce un linguaggio complicato e può ascoltare preghiere lunghe, ma in pubblico anche gli ascoltatori devono capire e mantenere la concentrazione affinché possano dire “amen” alla preghiera. Usa “noi” invece di “io”, per includere gli altri nella preghiera.

In alcuni contesti (per esempio chi presenta nel culto), questo significa preparare prima la preghiera – non necessariamente ogni parola, ma qualche appunto per fare sì che dica quello che bisogna dire in modo biblico.

In un gruppo dove diversi pregano (per esempio una cellula), e più importante ancora fare preghiere brevi, per dare un’opportunità a tutti di pregare. Per lo stesso motivo, è meglio non pregare per tutti i motivi menzionati. Potrebbe anche essere utile parlare, dopo che qualcuno ha condiviso una situazione per la preghiera ma prima di pregare, di come dovrete pregare per quella situazione: facilita una preghiera giusta, e crea una preghiera unita di cui tutti sono d’accordo e a cui possono dire “amen”. Se c’è stata una condivisione di motivi, chi è l’ultimo di pregare dovrebbe pregare per tutti i motivi per cui gli altri non hanno pregato.

Preghiere pubbliche 24

luglio 18, 2008 Posted by | Contributi Esterni sulla Preghiera, PREGHIERA, Studi sulla Preghiera | , | Lascia un commento

PREGHIERA MODELLO “PADRE NOSTRO”

modello di PREGHIERA “PADRE NOSTRO”- lasciatoci da Cristo (la consapevole base del nostro rapporto personale con lui da non recitare meccanicamente a memoria) MATTEO 6:9/13-in diverse lingue e versioni    :pater-ebr.gif

http://www.laparola.net

Matteo 6:9-13 (Nuova Riveduta)

9 Voi dunque pregate così:
“Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome; 10 venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà anche in terra come è fatta in cielo. 11 Dacci oggi il nostro pane quotidiano; 12 rimettici i nostri debiti come anche noi li abbiamo rimessi ai nostri debitori; 13 e non ci esporre alla tentazione, ma liberaci dal maligno. [Perché a te appartengono il regno, la potenza e la gloria in eterno, amen.]”

  Matteo 6:9-13 (C.E.I.,Gerusalemme)

9 Voi dunque pregate così:
Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome;
10 venga il tuo regno;
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
11 Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
12 e rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo ai nostri debitori,
13 e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male.
 

Matteo 6:9-13 (Nuova Diodati)

9 Voi dunque pregate in questa maniera: “Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome. 10 Venga il tuo regno. Sia fatta la tua volontà in terra come in cielo. 11 Dacci oggi il nostro pane necessario. 12 E perdonaci i nostri debiti, come anche noi perdoniamo ai nostri debitori. 13 E non esporci alla tentazione, ma liberaci dal maligno, perché tuo è il regno e la potenza e la gloria in eterno. Amen”.

Matteo 6:9-13 (Luzzi-Riveduta)

9 Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome; 10 venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà anche in terra com’è fatta nel cielo. 11 Dacci oggi il nostro pane cotidiano; 12 e rimettici i nostri debiti come anche noi li abbiamo rimessi ai nostri debitori; 13 e non ci esporre alla tentazione, ma liberaci dal maligno.

Matteo 6:9-13 (Diodati)

9 Voi adunque orate in questa maniera: PADRE NOSTRO che sei ne’ cieli, sia santificato il tuo nome. 10 Il tuo regno venga. La tua volontà sia fatta in terra come in cielo. 11 Dacci oggi il nostro pane cotidiano. 12 E rimettici i nostri debiti, come noi ancora li rimettiamo a’ nostri debitori. 13 E non indurci in tentazione, ma liberaci dal maligno; perciocchè tuo è il regno, e la potenza, e la gloria, in sempiterno. Amen.

La preghiera modello Matteo 6:9-139. Voi dunque pregate così:Alla proibizione che precede, il nostro Signore aggiunge un esempio di preghiera breve, semplice, e che esprime in succinto tutti i nostri bisogni, collo scopo di preservare per sempre i suoi seguaci dalle vane ripetizioni dei pagani. Essa è comunemente chiamata «l’Orazione Domenicale», ossia la Preghiera del Signore, perché Cristo ne fu l’autore. Essa doveva servirci di guida, e di modello nelle nostre orazioni. Infatti Gesù c’indica in essa piuttosto le cose che dobbiamo chiedere, che le parole che dobbiamo pronunziare. In Luca 11:1, ecc., leggiamo che il Signore insegnò questa preghiera ai suoi discepoli, in risposta alla loro domanda: «Signore, insegnaci ad orare». Perciò alcuni hanno supposto che Matteo l’abbia copiata da Luca, per completare i pensieri espressi nei versetti precedenti, e che il Signore non l’abbia in realtà pronunziata nel suo Sermone in sul monte. A noi pare invece naturalissimo che il Signore, dopo aver insegnato come non si debba pregare, insegni subito dopo come convenga farlo. E d’altra parte non è punto improbabile che, rispondendo ai discepoli, i quali gli avevan domandato d’insegnar loro a pregare, egli abbia dato loro, una seconda volta, in Luca 11:1-4, il modello di preghiera contenuto nei versetti che commentiamo. Le varianti che rinvengonsi, confrontando questa preghiera, qual essa è data qui col capo 11 di Luca, tolgono affatto di mezzo la supposizione ch’essa fosse dettata dal nostro Signore come una forma per uso liturgico; o che come tale fosse usata nel tempo in cui furono scritti gli Evangeli. Tholuck osserva che «essa non, è mentovata nei nel Atti degli Apostoli, né in alcuno scrittore anteriore al secolo terzo». Ma mentre è Vero che il nostro Signore non l’impone e che i cristiani non sono tenuti ad usarla con, rituale in ciascuna occasione, è cosa assai strana che altri abbia potuto dubitare se fosse adatta alla Chiesa cristiana, e se fosse lecito di usarla! Le precise parole, colle quali ella incomincia la seconda volta, in Luca 11:2, e le variazioni che essa contiene distruggono ogni dubbio: «Quando pregate dite: Padre nostro, ecc. ». Ciò nondimeno dobbiamo guardarci dal farne uso in modo superstizioso. Quando l’uso superstizioso abbia incominciato a manifestarsi negli uffizi della Chiesa, e fin dove sia giunto in seguito, ognuno che sia versato nella storia ecclesiastica lo sa bene.Secondo i Padri latini e la Chiesa luterana, le domande della preghiera del Signore sono in numero di sette; secondo i Padri greci, la Chiesa riformata ed i Teologi di Westminster, solamente di sei; le due ultime essendo considerate come una sola. Quest’ultima opinione pare preferibile. Le prime tre domande si riferiscono esclusivamente a Dio: «sia santificato il tuo nome, il tuo regno venga, la tua volontà sia fatta». Ed esse seguono un ordine discendente, principiando da Lui medesimo il nome sta per l’essenza e per gli attributi divini, sino alla sua manifestazione nel suo regno; e dal suo regno, alla intiera sottomissione dei suoi sudditi, ossia al completo adempimento della sua volontà. Le altre tre domande si riferiscono a noi medesimi: «Dacci il nostro pane; rimettici i nostri debiti; e non indurci in tentazione, ma liberaci dal maligno». Queste ultime domande, all’opposto delle prime, vengono in un ordine ascendente, dai bisogni giornalieri della vita, fino alla liberazione finale da ogni male.InvocazionePadre nostro che sei nei cieli,In questa invocazione entrano in pari tempo le idee della prossimità e della distanza. Padre nostro esprime parentela con Dio non solamente come nostro Creatore, Conservatore, Governatore e Benefattore, ma come nostro Padre, secondo il patto di Cristo. Le parole nei cieli esprimono incommensurabile distanza tra noi e quell’Ente glorioso, che permette ai credenti di chiamarlo Padre; e sono atte ad innalzare gli animi nostri al cielo, ove egli dimora. «Questa è una protesta», dice Agostino, «contro le idee panteistiche, e contro tutti i sistemi filosofici! sull’identità del nostro spirito collo spirito di Dio». Noi non possiamo pregare di cuore, finché non abbiamo il sentimento della nostra adozione nella famiglia di Dio, per mezzo del nostro Signore Gesù Cristo, L’invocazione di Dio, come Padre, era quasi sconosciuta sotto l’antica alleanza. Si dava, è verso, di quando in quando, quel nome a Dio, per ricordare ai figliuoli la loro ribellione Isaia 1:2,4, Malachia 1:6, o per consolare gli orfani e gli afflitti Isaia 43:6; ma il significato di esso non era ancora pienamente rivelato, e doveva esserlo soltanto alla venuta di Colui, per mezzo del quale «abbiamo ricevuto l’adozione dei figli». I santi dell’Antico Testamento potevano solamente dire «Signore», ma in Cristo, noi possiamo dire «Abba, Padre». Si osservi inoltre che Gesù Cristo, adoprando le parole «Nostro Padre», c’insegna che non dobbiamo dimenticare i nostri fratelli nelle nostre preghiere.Prima domanda

Sia santificatocioè sia considerato come santo, riverito e glorificato da tutte le tue creature ragionevoli.

il tuo nome.Primieramente, nome è da prendersi nel proprio senso come un titolo o appellativo, con speciale allusione al nome Iehova, con cui Dio era distinto da tutti i falsi dèi, e descritto non solamente come un Ente eterno, e che esiste di per se che è il senso del nome; ma anche come il Dio che aveva stabilito la sua alleanza con Israele, il Dio della rivelazione, e il Dio della grazia, o, nel linguaggio del N. T.: «il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo» 2Corinzi 11:31. Ma il nome di Dio indica pure, nella Scrittura, i suoi attributi, ordini, parole ed opere. Tale è il significato che esso ha in questo passo: in modo che in questa prima domanda si chiede che Iddio sia adorato da tutti gli uomini, e glorificato, da tutte le sue creature.PASSI PARALLELILuca 11:1-2

Luca 15:18,21; Giovanni 20:17; Romani 1:7; 8:15; Galati 1:1; 4:6; 1Pietro 1:17

Matteo 23:9; 2Cronache 20:6; Salmo 115:3; Isaia 57:15; 66:1

Levitico 10:3; 2Samuele 7:26; 1Re 8:43; 1Cronache 17:24; Nehemia 9:5; Salmo 72:18; 111:9

Isaia 6:3; 37:20; Ezechiele 36:23; 38:23; Habacuc 2:14; Zaccaria 14:9; Malachia 1:11

Luca 2:14; 11:2; 1Timoteo 6:16; Apocalisse 4:11; 5:12

10

Seconda domanda10. Venga il tuo regno.Il regno di Dio è quel regno morale o spirituale che l’Iddio di grazia innalza sopra le rovine della caduta, per mezzo del suo unigenito e diletto Figliuolo, che n’è il glorioso capo, governatore e re. I redenti che hanno ascoltato l’appello del suo Spirito sono i suoi sudditi. Questo regno ora preordinato prima che fosse creato il mondo: le sue fondamenta furono stabilite sulla promessa fatta ai nostri primi padri: «La progenie della donna schiaccerà il capo del serpente» Genesi 3:15, e quel regno già annoverava fra i suoi sudditi i patriarchi, i profeti ed i santi dell’Antico Testamento; i quali, o colla fede di Abrahamo «videro il giorno di Cristo e se ne rallegrarono», o pieni di speranza «aspettarono la redenzione in Gerusalemme». Un tal regno fu quindi manifestato più chiaramente agli uomini dalla venuta di Gesù Cristo. Questa domanda si riferisce primieramente alla sua potente manifestazione, per mezzo dell’effusione dello Spirito Santo nel giorno di Pentecoste; ma è un errore il supporre che fosse limitata a questo solo oggetto. Essa è una preghiera perché quel regno si avanzi, e proceda, e prosperi, finché non abbia abbracciato tutti i popoli, regioni e linguaggi della terra, ed abbia assunto, alla seconda venuta di Cristo, la finale ed immutabile forma gloriosa. Pronunziando le parole: «il tuo regno venga», chiediamo tre cose:1 La distruzione del regno usurpato da Satana sulla terra, e la cessazione della superstizione, dell’idolatria, dell’eresia, dello scisma, e d’ogni cosa che si oppone al progresso del vero e spirituale culto di Dio.

2 L’avanzamento del regno di Cristo, mediante la predicazione dell’Evangelo, finché «il regno del mondo sia venuto ad essere del Signor nostro, e del suo Cristo» Apocalisse 11:15.

3 L’affrettamento del regno di gloria, che deve durare per tutta l’eternità. Ella è dunque una preghiera per tutti i tempi e finché rimarrà anche un solo suddito di Cristo da introdurre per il suo regno, noi non dobbiamo cessare dal pregare: «Il tuo regno venga».

Terza domandaSia fatta la tua volontà anche in terra com’è fatta nel cielo.Non si domanda semplicemente, con queste parole che la volontà di Dio sia fatta nel cielo ed anche sulla terra; ma che lo zelo, la buona volontà, la gioia colla quale quella volontà è fatta in cielo, possa divenire modello ed esempio agli uomini per il suo adempimento sulla terra. Le nozioni che ci dà la Scrittura, intorno alla relazione che passa fra gli eserciti celesti e Dio ci descrivono gli angeli intenti al suo servizio, devoti al suo volere adempiendolo allegramente, costantemente e perfettamente Salmo 103:20-21; Ebrei 1:14. Così dobbiamo fare noi sulla terra, Questa domanda non esige che in, nostra volontà sia assorbita in quella di Dio, ma che essa le sia intieramente subordinata e conforme per mezzo del potere vivificante dello Spirito Santo. Questa bella domanda esprime lo spontaneo ed irresistibile desiderio dell’anima rinnovata di vedere il mondo intiero conformarsi pienamente, al volere di Dio. Né mancano nell’Antico Testamento preghiere che molto rassomigliano a questa Salmo 67:1-7;62:19, ecc. PASSI PARALLELIMatteo 3:2; 4:17; 16:28; Salmo 2:6; Isaia 2:2; Geremia 23:5; Daniele 2:44; 7:13,27Zaccaria 9:9; Marco 11:10; Luca 19:11,38; Colossesi 1:13; Apocalisse 11:15; 12:10; 19:6

Matteo 7:21; 12:50; 26:42; Salmo 40:8; Marco 3:35; Giovanni 4:34; 6:40; 7:17

Atti 13:22; 21:14; 22:14; Romani 12:2; Efesini 6:6; Colossesi 1:9; 1Tessalonicesi 4:3; 5:18

Ebrei 10:7,36; 13:21; 1Pietro 2:15; 4:2

Nehemia 9:6; Salmo 103:19-21; Daniele 4:35; Ebrei 1:14

11

Quarta domanda11. Dacci oggi il nostro pane cotidiano. Siccome dipendiamo da Dio per la vita e per quanto è necessario a sostenerla, noi dobbiamo domandargli che Egli continui a darci quei beni, e con questo cotidiano riconoscimento della nostra dipendenza da lui, noi lo glorifichiamo. Il vocabolo composto cotidiano, non si trova altrove negli scrittori greci, sia classici sia sacri, e così dove essere interpretato secondo il senso delle parti che lo compongono. Fra le molte interpretazioni che furono date di esso, ve ne sono due soltanto che meritino menzione, ambedue molto antiche e basate sulla sua etimologia. L’una fa, derivare il Vocabolo dal participio fem. veniente, avvicinantesi, e lo considera come una espressione ellittica per dire il giorno veniente o susseguente. Si può obiettare a questa interpretazione l’apparente incongruità di domandare oggi il pane di domani, e la sua positiva contraddizione coll’ingiunzione contenuta nel vers. 34 Matteo 6:34. L’altra spiegazione fa derivare il vocabolo dalla preposizione e da un nome denotante l’essenza o sostanza, e gli attribuisce il senso di necessario per il nostro sostentamento. Questa interpretazione è eccellente regge col contesto, e la parola significa veramente sostanza. Confr. Luca 15:12-13. Questa domanda si deve dunque intendere dell’alimento necessario a sostenere la nostra vita Giacomo 2:16; e Gesù ci insegna a pregare Iddio, nella sua bontà infinita, di concedercelo ogni giorno. La Volgata elude la difficoltà, traducendo letteralmente dal greco le parole panem supersubstantialem, senza definirne il senso. Resta ora da decidere se si tratti di sovvenire ai bisogni spirituali o materiali. I commentatori presto si mostrarono inclinati a considerare questa preghiera come relativa al nutrimento spirituale; e furono seguiti da molti interpreti autorevoli, sino ai nostri tempi. Ma questo senso non è naturale, e toglie al cristiano uno dei suoi più dolci privilegi, cioè quello di potersi rimettere intieramente con questa domanda, nelle mani del suo Padre celeste, per la soddisfazione dei suoi bisogni materiali. Non c’è dubbio che l’uomo spirituale, chiedendo «il cibo che perisce», s’innalzerà col pensiero a «quello che dimora in vita eterna» Giovanni 6:27; ma ci basti che la domanda per il corpo ne suggerisca una per l’anima, e non ci lascia indurre, da uno spiritualismo morboso, a privarci di questa unica domanda per i bisogni di questa vita. Limitando per altro la domanda al cibo di cui abbiamo bisogno per oggi, quale sottomissione, qual fiducia infantile richiede e produce in noi il Signore! Cristo c’insegna, inoltre, con questa domanda, a pregare in comune giorno per giorno; e fa allusione al culto di famiglia, nel quale il padre domanda giornalmente quei beni che sono necessari a lui ed ai suoi. PASSI PARALLELIMatteo 4:4; Esodo 16:16-35; Giobbe 23:12; Salmo 33:18-19; 34:10; Proverbi 30:8Isaia 33:16; Luca 11:3; Giovanni 6:31-59; 2Tessalonicesi 3:12; 1Timoteo 6:8

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Quinta domanda12. E rimettici i nostri debiti,Questa domanda è relativa al maggiore e più urgente dei nostri bisogni, cioè al perdono dei peccati. In Luca 11:4, il vocabolo adoprato in questa domanda, significa propriamente peccati, e il termine debiti, usato qui, ha in realtà il medesimo significato; solamente esso ci presenta il peccato sotto l’aspetto importantissimo d’un debito verso Dio, di una offesa alla sua sovranità. Come il debitore è nelle mani del creditore, così il peccatore è nelle mani di Dio. Non domandiamo in questa preghiera a Dio ch’egli ci liberi dalla corruzione dei nostri cuori, dal doloroso sentimento della sua ira, e dal dubbio relativamente al suo amore le sole cose secondo taluni, di cui ci dobbiamo curare; ma lo supplichiamo di dimenticare le offese che gli abbiamo recate coi nostri peccati e di cancellare dal suo libro i nostri debiti. come anche noi li abbiamo rimessi ai nostri debitori.Non ci facciamo illusione sul senso di queste parole. Non il perdono che concediamo ad altri ci salva, bensì il sangue prezioso di Cristo: e noi non abbiamo in noi stessi alcuna virtù che possa cancellare il nostro debito verso Iddio. Ma chi serba rancore, o non è disposto a concedere il perdono ai suoi simili, prova in tal modo, che egli non ne ha veramente sentito il bisogno per se stesso, ed in tal caso, chiedendo perdono a Dio, lo schernisce. nessun’uomo che rifletta, s’immaginerà d’avere ottenuto perdono dal Signore, se, per abitudine e deliberatamente, egli lo ricusa al suo prossimo. Non possiamo adunque domandare con fede il perdono dei nostri peccati, e l’ammissione nel regno di Dio, se non siamo disposti a perdonare ai nostri simili le loro offese, e se non possiamo dichiarare davanti a Colui che investiga i cuori, che lo facciamo sinceramente. Questa domanda si riferisce al perdono giornaliero, come la precedente si riferisce al pane cotidiano. Agostino se ne serve per combattere gli orgogliosi Pelagiani, i quali protendevano d’essere assolutamente senza peccato. La stessa lezione si potrebbe dare a coloro che si figurano che il credente, perdonato in una sola volta, per l’efficacia del sangue espiatorio di Cristo, non abbia più bisogno di domandare il perdono dei suoi peccati cotidiani, poiché egli non può più peccare Vedi 1Giovanni 2:1. Essi pretendono che questa preghiera fosse destinata unicamente ai Giudei ed agli increduli benché Gesù l’abbia insegnata ai suoi discepoli; dicono che i fedeli non possono assolutamente servirsene; e così dimostrano un orgoglio spirituale eccessivo, ed un’ignoranza incredibile della corruzione dei loro propri cuori e dell’evidente scopo di Cristo, che volle lasciare un modello di preghiera al fedeli di tutti i tempi. Siccome dobbiamo ogni giorno ricorrere a Cristo, che è la nostra «santificazione», così dobbiamo giornalmente andare a lui, poiché egli è la nostra «redenzione», onde essere rivestiti col manto della sua giustizia, poiché le Scritture asseriscono che «tutti falliamo in molte cose», e non glorifichiamo perfettamente Iddio. Ora, il non glorificare Iddio perfettamente è un peccato, del quale i più santi devono ogni giorno confessarsi colpevoli. Più un uomo è santificato dallo Spirito di Dio, più egli sente il bisogno di confessare ogni giorno i suoi peccati, e di domandargli perdono. Questa preghiera fu evidentemente dettata per il credenti, poiché le parole: «come noi ancora li rimettiamo ai nostri debitori». esprimono una disposizione dell’anima, non naturale all’uomo caduto, ma operata dalla grazia.PASSI PARALLELIEsodo 34:7; 1Re 8:30,34,39,50; Salmo 32:1; 130:4; Isaia 1:18; Daniele 9:19

Mt18:21-27,34; Luca 7:40-48; 11:4

Matteo 6:14-15; 18:21-22,28-35; Nehemia 5:12-13; Marco 11:25-26; Luca 6:37; 17:3-5

Efesini 4:32; Colossesi 3:13

13

Sesta domanda13. E non ci esporre alla tentazione,

Questa domanda segue naturalmente quella che precede; infatti il cristiano perdonato, sa che la lotta col male non è finita, e conscio della propria debolezza sente profondamente il bisogno di essere liberato dalla tentazione. Sebbene da molti si voglia vedere nelle parole dei vers. 13 due domande diverse, è facile riconoscervi il medesimo soggetto, presentato sotto forma di antitesi, di cui la seconda parte è necessaria per completare e spiegare la prima.

2. prova, tentazione. In origine significa prova, e specialmente prova morale, che serve a manifestare il carattere dell’uomo, mettendolo in una posizione tale, che egli sia costretto di scegliere fra il Peccato e l’ubbidienza a Dio. Ma la parola è anche adoperata nel senso più energico di tentazione, di diretta sollecitazione al peccato. In questo senso è scritto Giacomo 1:13, che «Dio non tenta alcuno», non induce in tentazione; ma nell’altro senso, è positivo che Iddio mette apposita, mente quelli che gli appartengono – come mise il nostro Signore Gesù Cristo, stesso, – in circostanze atte a provare la loro fede. Nella prima parte di questa domanda crediamo che il fedele chiegga di non essere messo in una posizione in cui egli possa essere adescato e attirato dalla sua propria volontà e per opera di Satana in tentazione, e le parole non introdurci, confortano questa interpretazione, la quale indica un soggetto di preghiera perfettamente definito, e necessario sopra tutti gli altri. Era precisamente questa la preghiera che Pietro avrebbe dovuto fare, ma che egli trascurò, quando arbitrariamente, e ad onta di molte difficoltà, entrò nel palazzo del sommo sacerdote, e fu tratto nella voragine della tentazione, in modo che rinnegò il suo Signore Vedi Matteo 26:58,69-75; ed i PASSI PARALLELI. Il peccato di molti sta nel non temere le tentazioni, e nell’affrontarle senza necessità. Se pregassero, come ci ha insegnato Cristo Matteo 26:41, non cadrebbero tanto facilmente nel peccato. I giovani specialmente vi sono esposti; i divertimenti, i compagni vani o leggeri li circondano. Credendosi forti, essi disprezzano il pericolo, si gettano nelle tentazioni, e si lasciano adescare dalle attrattive del mondo. L’unica regola sicura è quella di temere ogni sorte di tentazione, di pregare Iddio di liberarcene, e di rinunziare a quei compagni, a quei divertimenti, o a qualunque altra cosa che sappiamo essere un laccio teso all’anima nostra.

ma liberaci dal maligno;in greco può essere maschile il maligno o neutro il male. Satana è il grande tentatore, il nemico che mira alla rovina del credente 2Corinzi 11:3; Efesini 6:11-12. In Matteo 13:19 è lui, il maligno, che porta via dal cuore la buona semenza. Chiedendo d’essere liberati da lui, chiediamo implicitamente d’esser liberati dal male nel quale egli ci vuol far cadere per perderci. poiché a te appartengono il regno, la potenza, e la gloria, in sempiterno.in questa dossologia viene indicata la ragione per cui noi domandiamo queste cose a Dio, cioè, che a lui appartengono il regno, vale a dire l’attuale dominio e l’assoluta signoria su tutte le cose; la potenza, cioè il potere di rispondere a queste domande, e d’accordare le grazie e le benedizioni richieste; la gloria, non solo quella inerente alla sua essenza, ma anche quella proclamata nel cuore e nella vita dei fedeli riconoscenti. Amen. Questa parola è derivata dal verbo ebraico aman essere fermo, sicuro, fedele; significa: così sia veramente; ed è aggiunta alla fine, per esprimere il vivo desiderio che la preghiera sia esaudita. La parola amen, benché spesso pronunziata leggermente, è propriamente una formula solenne di preghiera indirizzata a Dio, il quale solo può rendere certa una cosa.La dossologia posta tra uncini manca nei più antichi manoscritti ed è ritenuta non autentica dai critici ed esclusa dalle versioni moderne. L’uso di essa nel culto è però molto antico, giacché la si trova di già nella Didachè, sul principio del secondo secolo. Essa è dovuta all’uso ebraico di chiudere le preghiere con una dossologia.


Matteo 6:9-13

9 Lu 11:1,2
Mat 6:1,6,14; 5:16,48; 7:11; 10:29; 26:29,42; Is 63:16; 64:8; Lu 15:18,21; Giov 20:17; Rom 1:7; 8:15; Ga 1:1; 4:6; 1P 1:17
Mat 23:9; 2Cron 20:6; Sal 115:3; Is 57:15; 66:1
Le 10:3; 2Sa 7:26; 1Re 8:43; 1Cron 17:24; Ne 9:5; Sal 72:18; 111:9; Is 6:3; 37:20; Ez 36:23; 38:23; Abac 2:14; Zac 14:9; Mal 1:11; Lu 2:14; 11:2; 1Ti 6:16; Ap 4:11; 5:12

10 Mat 3:2; 4:17; 16:28; Sal 2:6; Is 2:2; Ger 23:5; Dan 2:44; 7:13,27; Zac 9:9; Mar 11:10; Lu 19:11,38; Col 1:13; Ap 11:15; 12:10; 19:6; 20:4
Mat 7:21; 12:50; 26:42; Sal 40:8; Mar 3:35; Giov 4:34; 6:40; 7:17; At 13:22; 21:14; 22:14; Rom 12:2; Ef 6:6; Col 1:9; 1Te 4:3; 5:18; Eb 10:7,36; 13:21; 1P 2:15; 4:2
Ne 9:6; Sal 103:19-21; Dan 4:35; Eb 1:14

11 Mat 4:4; Eso 16:16-35; Giob 23:12; Sal 33:18,19; 34:10; Prov 30:8; Is 33:16; Lu 11:3; Giov 6:31-59; 2Te 3:12; 1Ti 6:8

12 Eso 34:7; 1Re 8:30,34,39,50; Sal 32:1; 130:4; Is 1:18; Dan 9:19; At 13:38; Ef 1:7; 1G 1:7-9
Mat 18:21-27,34; Lu 7:40-48; 11:4
Mat 6:14,15; 18:21,22,28-35; Ne 5:12,13; Mar 11:25,26; Lu 6:37; 17:3-5; Ef 4:32; Col 3:13

13 Mat 26:41; Ge 22:1; De 8:2,16; Prov 30:8; Lu 22:31-46; 1Co 10:13; 2Co 12:7-9; Eb 11:36; 1P 5:8; 2P 2:9; Ap 2:10; 3:10
1Cron 4:10; Sal 121:7,8; Ger 15:21; Giov 17:15; Ga 1:4; 1Te 1:10; 2Ti 4:17,18; Eb 2:14,15; 1G 3:8; 5:18,19; Ap 7:14-17; 21:4
Mat 6:10; Eso 15:18; 1Cron 29:11; Sal 10:16; 47:2,7; 145:10-13; Dan 4:25,34,35; 7:18; 1Ti 1:17; 6:15-17; Ap 5:13; 19:1
Mat 28:20; Nu 5:22; De 27:15-26; 1Re 1:36; 1Cron 16:36; Sal 41:13; 72:19; 89:52; 106:48; Ger 28:6; 1Co 14:16; 2Co 1:20; Ap 1:18; 3:14; 19:4

Luca 11:1-4

Istruzioni di Gesù sulla preghiera
=Mt 6:9-13
1 Gesù era stato in disparte a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». 2 Egli disse loro: «Quando pregate, dite:
“Padre, sia santificato il tuo nome; venga il tuo regno; 3 dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano; 4 e perdonaci i nostri peccati, perché anche noi perdoniamo a ogni nostro debitore; e non ci esporre alla tentazione”».


http://it.wikipedia.org/wiki/Padre_Nostro

Originale Greco (testo di Matteo)

Πάτερ ἡμῶν ὁ ἐν τοῖς οὐρανοῖς
ἁγιασθήτω τὸ ὄνομά σου·
ἐλθέτω ἡ βασιλεία σου·
γενηθήτω τὸ θέλημά σου,
ὡς ἐν οὐρανῷ καὶ ἐπὶ τῆς γῆς·
τὸν ἄρτον ἡμῶν τὸν ἐπιούσιον δὸς ἡμῖν σήμερον·
καὶ ἄφες ἡμῖν τὰ ὀφελήματα ἡμῶν,
ὡς καὶ ἡμεῖς ἀφίεμεν τοῖς ὀφειλέταις ἡμῶν·
καὶ μὴ εἰσενέγκῃς ἡμᾶς εἰς πειρασμόν,
ἀλλὰ ῥῦσαι ἡμᾶς ἀπὸ τοῦ πονηροῦ.
[Ὅτι σοῦ ἐστιν ἡ βασιλεία καὶ ἡ δύναμις καὶ ἡ δόξα εἰς τοὺς αἰῶνας·]
ἀμήν.

Traslitterazione:

Pater hēmōn, ho en tois ouranois
hagiasthētō to onoma sou;
elthetō hē basileia sou;
genethetō to thelēma sou,
hōs en ouranōi, kai epi tēs gēs;
ton arton hēmōn ton epiousion dos hēmin sēmeron;
kai aphes hēmin ta opheilēmata hēmōn,
hōs kai hēmeis aphiemen tois opheiletais hēmōn;
kai mē eisenenkēs hēmas eis peirasmon,
alla rhusai hēmas apo tou ponērou.
[Hoti sou estin hē basileia, kai hē dúnamis, kai hē doxa eis tous aiōnas;]
Amēn.

In Aramaico/Siriaco

ܐܰܒܽܘܢ ܕܒܰܫܡܰܝܳܐ
ܢܶܬܩܰܕܰܫ ܫܡܳܟ
ܬܺܐܬܶܐ ܡܰܠܟܽܘܬܳܟ
ܢܶܗܘܶܐ ܨܶܒܝܳܢܳܟ
ܐܰܝܟܰܢܳܐ ܕܒܰܫܡܰܝܳܐ ܐܳܦ ܒܐܰܪܥܳܐ
ܗܰܒ ܠܰܢ ܠܰܚܡܳܐ ܕܣܽܘܢܩܳܢܰܢ ܝܰܘܡܳܢܳܐ
ܘܰܫܒܽܘܩ ܠܰܢ ܚܰܘܒܰܝܢ ܘܰܚܬܳܗܰܝܢ
ܐܰܝܟܰܢܳܐ ܕܐܳܦ ܚܢܰܢ
ܫܒܰܩܢ ܠܚܰܝܳܒܰܝܢ
ܠܳܐ ܬܰܥܠܰܢ ܠܢܶܣܝܽܘܢܳܐ
ܐܶܠܳܐ ܦܰܨܳܐ ܠܰܢ ܡܶܢ ܒܺܝܫܳܐ
ܡܶܬܽܠ ܕܕܺܝܠܳܟܺ ܗܝ ܡܰܠܟܽܘܬܳܐ
ܚܰܝܠܳܐ ܘܬܶܫܒܽܘܚܬܳܐ
ܠܥܳܠܰܡ ܥܳܠܡܺܝܢ ܐܰܡܺܝܢ܀

Traduzione Latina (Vulgata)

Pater Noster qui es in caelis:
sanctificétur Nomen Tuum;
advéniat Regnum Tuum;
fiat volúntas Tua,
sicut in caelo, et in terra.
Panem nostrum
cotidiánum da nobis hódie;
et dimítte nobis débita nostra,
sicut et nos
dimittimus debitóribus nostris;
et ne nos indúcas in tentatiónem;
sed líbera nos a Malo.
Amen.

Traduzione Italiana (versione liturgica cattolica)

Padre nostro, che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà
come in cielo così in terra.
Dacci oggi
il nostro pane quotidiano,
rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo
ai nostri debitori,
e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male.
Amen
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NOSTAR BABB(PADRE NOSTRO IN VERNACOLO ROMAGNOLO)-
babb ed tott che tsì in zil,che seia santifichè e tu nom,che vegna e tu regn ,
cla sia fat a la tu vuluntè tant in zil acsè in tera,das a nostar pan d totti i dè,
scanzela i nostar debit cume nò a fas cun i nostar debitur;no fes caschè in tentazion;
e tes luntan da tott i mel-AMEN
———————————————————————————————–
http://www.nostreradici.it/Pater-ebr-aram-grec-vulg.htm –
http://www.padrenostro.com/              –
 http://www.cucumis.org/progetto_14_p/p_sv_59_16.html –
www.aqz.it/padrenostro  –    www.quintocd.it/index2.php?option=com_content&do_pdf=1&id=252 –   –

marzo 12, 2008 Posted by | Passi Bibbia sulla Preghiera, PREGHIERA, Preghiere di Gesù, Studi sulla Preghiera | , , , | Lascia un commento